MANNO – Critiche di metodo e di merito. Critiche mosse da un punto di vista scientifico – da ricercatore a ricercatore - che arrivano a una conclusione pesantissima: quella ricerca non è attendibile e non può essere utilizzata. Ora non è più solo la politica a sollevare pesanti accuse allo studio dell'IRE sul frontalierato. Adesso c'è anche una parte del mondo accademico che si ribella, demolendolo punto per punto, al lavoro confezionato da Rico Maggi e dai suoi ricercatori. Quanto andato in scena oggi a Manno alla SUPSI, probabilmente non ha precedenti in Ticino. Un confronto quello tra il ricercatore della Scuola Professionale Fabio Losa (nella foto) e il professor Maggi, destinato a rimanere negli annali. Ma quali sono stati i rilievi mossi da Losa contro lo studio? Prima di rispondere a questa domanda val la pena sottolineare un concetto che il ricercatore SUPSI ha più volte ribadito nel corso della conferenza: le sue critiche sono rivolte esclusivamente allo studio e non ai ricercatori che lo hanno realizzato e neppure all'istituto. Ma veniamo al punto. A un sunto dei rilievi mossi da Losa. Secondo il ricercatore lo studio dell'IRE difetta sia nell'approccio scientifico, che nella trasparenza che, conseguentemente, nelle conclusioni. Il mandato conferito all'Istituto diretto da Rico Maggi, ha affermato , non era semplice. E questo è l'unica cosa positiva del lavoro…. Più nel dettaglio Losa ha criticato il campione utilizzato per la ricerca, il modello econometrico su cui è stata impostata, la famosa inchiesta sulle 300 aziende (su cui mancano tutta una serie di informazioni: chi sono?, ad esempio). E, a questo proposito, una delle domande poste alle ditte, ha chiosato il ricercatore SUPSI, è stata mal tradotta dal tedesco. Per dire… Losa, sempre dal profilo metodologico, si è anche soffermato sul fatto che lo studio non tenga conto di ben due cambiamenti intervenuti negli ultimi anni nella LADI. Cambiamenti i cui effetti sono stati molto rilevanti e significativi. Nel corso della conferenza è emerso altresì come questi studi non vadano assegnati con mandati diretti ma aprendo un concorso fra i vari atenei. Non da ultimo è stato rilevato come la ricerca risenta di una mancanza di empatia con il territorio. Empatia necessaria per conoscere una società che si intende analizzare., E tutto questo, secondo il ricercatore SUPSI, rende lo studio "una ricerca eseguita con una lente troppo ristretta e monocolore".Tra i politici presenti oggi alla conferenza di Manno c'era anche Fiorenzo Dadò. "Il fatto più grave – afferma il capogruppo PPD – è che dopo quanto successo stamani la credibilità e l'autorevolezza dell'IRE è stata completamente compromessa. Da oggi qualsiasi cosa verrà prodotta dall'Istituto sarà letta in maniera negativa: si è in qualche modo rotto il rapporto di fiducia. Per questo dico che se Rico Maggi vuol bene all'Università e all'IRE, e tiene al futuro di queste istituzioni, dovrebbe lasciare la direzione dell'Istituto". "Dobbiamo risolvere immediatamente questo problema che è molto ma molto serio per il Ticino, anche sul piano federale: dopo quel che è accaduto come possono il nostro Governo e i nostri deputati a Berna portare avanti le problematiche del Cantone in modo serio e argomentato? Il rischio è che non ci dia più retta nessuno", aggiunge il capogruppo PPD. "Sono certo – prosegue – che all'interno dell'USI ci sono persone in grado di ristabilire in tempi celeri la credibilità di questo istituto che è importantissimo per il Ticino, soprattutto nella situazione di crisi del mercato del lavoro in cui ci troviamo". "Anche oggi – conclude Dadò – Rico Maggi si è posto verso studenti e professori della SUPSI con sufficienza. Come se stesse dialogando con una realtà provinciale non ancora pronta per la dimensione internazionale dell'USI. Non ha risposto a un solo quesito che gli è stato posto puntualmente e con estrema correttezza da Losa. Ha cercato solo di sbeffeggiare gli altri. E questo, come ho già avuto modo di dire, non è assolutamente accettabile".