POLITICA E POTERE
Il j'accuse di Modenini alla Politica: una manovra a suon di tasse che non tocca gli sprechi della spesa pubblica. "Se il Cantone fosse un'azienda dovrebbe portare i conti in Tribunale"
Il direttore dell'AITI denuncia "la profonda incapacità della classe politica di concentrarsi sullo sviluppo economico e sociale del nostro Paese"

LUGANO – Cita due esempi: quello del Canton Vaud, che “ha mostrato a tutti cosa significhi avere delle istituzioni responsabili e una classe politica che pur nella divergenza delle opinioni sa fare ancora gruppo nell’interesse comune”. E quello del Canton Ginevra, dove le finanze versano in una situazione disastrosa ma il Consiglio di Stato ha varato una manovra ad ampio raggio, denominata "Ginevra 2030" che individua e percorre le piste della crescita economica per i prossimi decenni.
Stefano Modenini, direttore dell’Associazione industrie ticinesi (AITI), critica pacatamente ma severamente la finanziaria varata dal Governo, ma soprattutto il modo di fare politica degli ultimi anni. 

Lo fa in un’opinione pubblicata oggi dal Caffè.

“Il Ticino – scrive - resta invece un Cantone finanziariamente ed economicamente debole nel quale tutto quanto è stato fatto di buono sino alla prima metà degli anni Duemila è stato polverizzato dalle crisi economiche che si sono succedute e dalla profonda incapacità della classe politica di concentrarsi sullo sviluppo economico e sociale del nostro Paese, lasciando ampio spazio alle inutili polemiche e illudendo i cittadini che da soli i ticinesi possono arrivare ovunque”.

La manovra finanziaria presentata dal Consiglio di Stato “a colpi di aumenti di tasse e di imposte”, prosegue Modenini, “dimostra che ancora oggi sopravvivono nella spesa pubblica mille rigagnoli che dovevano già essere stati prosciugati da tempo. 
Se il Cantone, che ha un capitale proprio e un autofinanziamento negativi, fosse una qualsiasi azienda, dovrebbe portare i bilanci in tribunale.

Nel 2019, qualora l’esercizio dovesse concludersi con il pareggio dei conti della gestione corrente, il debito pubblico sarà nel frattempo cresciuto e il Cantone continuerà ad avere mezzi limitati per investire nello sviluppo economico. Saremo ancora un Cantone che dipende fortemente dalle imposte pagate dai più abbienti e dalle imprese e dalle società e sarà sufficiente che alcuni grandi contribuenti lascino il Ticino per creare una voragine nei conti pubblici”.
 

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