L'OCST, attraverso il segretario Lorenzo Jelmini, replica alle bordate del ministro leghista (e ce ne è anche per Zali) sullo sciopero della Navigazione Lago Maggiore: "Forse ai due consiglieri di stato vale la pena ricordare che siamo di fronte a una società italiana che ha licenziato 34 collaboratori ticinesi"

Comprensibile la preoccupazione relativa ai disagi al turismo e alla popolazione che un’azione di protesta può causare, ma questa preoccupazione dovrebbero portare ad un maggior coinvolgimento per trovare una soluzione a favore di 34 collaboratori che si sono visti privare del loro lavoro!
Sarebbe auspicabile che, anziché disquisire sulle modalità o attribuire colpe agli scioperanti o ai sindacati, l’on Gobbi proponesse delle soluzioni e si prodigasse affinché il suo collega di partito, on Zali, assuma finalmente maggior responsabilità su questa problematica, visto che finora è risultato decisamente assente. Nessun intervento negli scorsi anni quando bisognava sostenere gli interessi del nostro Cantone nelle trattative tra Svizzera e Italia per le concessioni sui due laghi Ticinesi e scarsa presenza in questi giorni a sostegno dei licenziati.
Forse ai due consiglieri di stato vale la pena ricordare che siamo di fronte a una società italiana che ha licenziato 34 collaboratori ticinesi mettendo in difficoltà le loro famiglie tutte domiciliate in Ticino! La preoccupazione prioritaria non è il disturbo causato ai turisti, ma richiamare quegli imprenditori che con troppa facilità risolvono i problemi liberandosi dei loro collaboratori e imponendo condizioni contrattuali che non permettono di vivere in Svizzera. Dov’è finto il “prima i nostri”?
On Gobbi, anziché esternare giudizi da dietro una scrivania, la invitiamo ad incontrare i 34 scioperanti e chiedere loro se si sono fatti abbindolare da agitatori che li strumentalizzano o se invece decidono loro giorno per giorno se proseguire con uno sciopero. Una misura estrema che con fatica portano avanti per difendere la dignità del loro lavoro e di uno stipendio dignitoso.
Per fortuna gli altri colleghi di governo, il presidente Bertoli in primis, si sono invece impegnati a cercare delle soluzioni. Ora per risolvere la questione manca ancora un tassello: la garanzia salariale!
Ribadiamo la totale solidarietà agli scioperanti che null'altro chiedono se non poter lavorare e beneficiare di stipendi che permettono loro e le loro famiglie di vivere nel nostro Cantone.
Se si ritiene che questo è chiedere troppo lo si dica apertamente, ma smettiamola di fare finta di essere preoccupati per l’occupazione in Ticino a favore dei Ticinesi per raccogliere consensi popolari, nascondendosi poi in difesa di chi specula sul lavoro e sull'occupazione.
*Segretario OCST