POLITICA E POTERE
La GISO non molla: "Giovani messi in pericolo per addestrarsi a guerre che probabilmente non arriveranno"
"Per migliorare l'efficienza, i costi e la sicurezza è quindi necessario creare un esercito di professionisti e professioniste, persone che scelgono questo tipo di carriera, e non ai diciottenni che stanno pensando a cosa fare della loro vita"

BELLINZONA – La GISO è stata il primo movimento politico a prendere posizione in merito al dramma di Isone ed ha subito forti critiche. Ieri a titolo personale Angelo Mordasini aveva chiarito alcuni punti, oggi la sezione giovanile del PS ci tiene a precisare la sua idea con un comunicato. “La Gioventù Socialista è rimasta colpita dalla tragica morte della recluta ventunenne a Isone negli scorsi giorni. Infatti, abbiamo espresso pubblicamente la nostra rabbia verso l’istituzione dell’esercito che, con il suo totalitarismo, ha portato alla morte di ben 9 giovani negli ultimi trent’anni”, si legge.

 “Rinnoviamo le nostre condoglianze alla famiglia e ai/alle conoscenti della vittima, che stanno affrontando un momento difficile, ma non possiamo limitarci al cordoglio di fronte a questa situazione. Non si può più stare in silenzio di fronte alla violenza dell’esercito, che sottopone continuamente i giovani maschi svizzeri a stress fisico e mentale e che non è in grado di garantirne l’incolumità. Da destra e da sinistra non c’è il coraggio di denunciare l’accaduto come un evento inaccettabile e scandaloso, non c’è la pretesa di chiarimenti legali repentini né la rivendicazione di una struttura di sicurezza che prevenga altre tragedie simili in futuro”, proseguono i giovani socialisti.

Che non hanno dubbi: “La vita dei giovani è più importante dal tradizionalismo svizzero. Togliamoci i paraocchi e riflettiamo sul fatto che oltre alle 9 morti per le quali l’esercito è stato legalmente tenuto responsabile negli ultimi trent’anni, si aggiungono le numerose morti accidentali (Jungfrau 2007) e i feriti – anche fra la popolazione civile – in seguito di incidenti causati da reclute. Cifre esorbitanti se pensiamo che i nostri giovani sono costretti a sottoporsi all’addestramento per combattere guerre che probabilmente non arriveranno.

L’esercito di milizia è anacronistico, costringe ogni anno migliaia di ragazzi a sottoporsi a un addestramento duro ed inutile e non è neppure in grado di garantire l’incolumità dei giovani. Per migliorare l'efficienza, i costi e la sicurezza è quindi necessario creare un esercito di professionisti e professioniste, persone che scelgono questo tipo di carriera, e non ai diciottenni che stanno pensando a cosa fare della loro vita e che – troppo facilmente – rischiano di perderla per la leva obbligatoria”.

 E sulle critiche? “Rifiutiamo le numerose critiche di “strumentalizzazione” dell’accaduto, che ci sono arrivate dalle ali politiche più conservatrici. Queste critiche ci arrivano da forze politiche che non esigono chiarezza e che, di fatto, strumentalizzano l’accaduto in favore dell’esercito”, è l’attacco.  

“È importante parlare delle tragedie e non stare in silenzio di fronte alla violenza perpetrata verso le giovani reclute dall’esercito. Solo parlando di ciò che non funziona si può sperare di ottenere dei chiarimenti e dei miglioramenti, questa morte sarebbe potuta essere evitata ed è necessario che in futuro non si ripetano più avvenimenti simili”, si conclude la nota.

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