Molta gente non ci crede più e non crede più a nessun partito. E anche la politica si è arresa

di Andrea Leoni
Andrea Manna, stamane sulla Regione, ha messo il dito nella piaga. Nella cronaca della manifestazione contro l’aumento dei premi di cassa malati, convocata lo scorso weekend a Bellinzona, il giornalista ha posto agli interlocutori incontrati in piazza, e a tutti noi lettori, la domanda chiave: perché a fronte di una doppia stangata 2023/2024 - un aumento medio di quasi il 20%! - così poche persone hanno deciso di scendere in strada a protestare? La manifestazione era stata lanciata dall’MPS e vi avevano aderito tutte le principali forze rossoverdi, oltre ai sindacati di area, UNIA in testa. Insomma, la base di adesione era potenzialmente ampia. Eppure le cronache parlano di 500 partecipanti e forse è una conta generosa. Pochi, in ogni caso.
Giuseppe Sergi, maestro delle mobilitazioni, ha spiegato che questi numeri “corrispondono all’attuale capacità delle forze di sinistra di mobilitare la popolazione su un tema del genere. Un tema sul quale non c’è storicamente una mobilitazione diretta e sul quale si danno attualmente delle risposte istituzionali, come il lancio di iniziative popolari, che però arrivano dopo anni al voto. Quella di oggi deve essere intesa come la prima tappa di un percorso permanente e collettivo affinché su questo dossier cresca la pressione sociale e sempre più gente scenda in piazza”.
Sergi non sbaglia, ma c’è dell’altro, probabilmente. Una manifestazione connotata tutta a sinistra, quando l’indignazione sull’aumento dei premi è trasversale, ha “escluso” dalla piazza quella parte della popolazione che si riconosce in altre idee politiche. Soprattutto con una campagna elettorale in corso. Il giorno prima della manifestazione è sceso a Lugano il Consigliere Federale socialista Alain Berset che, durante un convegno organizzato dal PS, ha “fucilato” la cassa malati pubblica - principale proposta dell’area rossoverde - dicendo che non porterà a una riduzione dei costi e di conseguenze a un abbassamento dei premi. Berset che, del resto, non solo per colpa sua ben inteso, in 12 anni alla guida della sanità elvetica ha mancato l’obbiettivo di rendere più equo, trasparente e sostenibile il sistema. E se non c’è l’ha fatta un socialista, diranno in molti, anche a sinistra, non potrà certo riuscirci uno di centrodestra, magari con il partito mezzo immanicato con le casse malati.
Ma queste sono ipotesi a pelo d’acqua, per tentare di leggere un fatto di cronaca, che suona anche come un campanello d’allarme per la sinistra in vista della manovra di risanamento che presto presenterà il Consiglio di Stato, dove potrebbero esserci tagli anche sui sussidi. L’opposizione dovrà organizzarsi con intelligenza e razionalità, pena il rischio di altri autogol tipo il decreto Morisoli.
Le ragioni principali, tuttavia, sono più profonde. In primis viviamo in una società sempre più individualista, che depotenzia qualunque mobilitazione. I problemi sono del singolo e non della collettività. Ognuno si arrangi e faccia per sé. Il dividi et impera è insito nel capitalismo ma ora sta raggiungendo risultati fortemente dannosi per la democrazia, seccandone la colla civile, che è la solidarietà tra le persone e le classi sociali.
La seconda ragione riguarda l’enorme disillusione che si percepisce nella popolazione ticinese su alcuni temi chiave. Vale per le casse malati, ma anche per i problemi prodotti nel mercato del lavoro dalla libera circolazione delle persone. Molta gente non ci crede più e non crede più a nessun partito. Si è semplicemente arresa. Troppi anni sono passati e troppe promesse sono state disattese. E chi non ha fatto promesse non è stato in grado di proporre soluzioni efficaci. Di fatto si è arresa anche la politica. E questa disillusione si riflette inevitabilmente anche nella disaffezione alle urne e nella campagne elettorali sempre più ricche di candidati e povere di idee e di confronti.
Siamo dunque di fronte al fallimento di un’intera classe politica? Sarebbe troppo facile e consolatorio risolverla così. Sul tema delle casse malati è senz’altro vero e, anno dopo anno, continuiamo ad assistere a un indegna recita allo scaricabarile tra tutti gli attori coinvolti.
Su altri temi, invece, ci accorgiamo come il livello decisionale continua ad allontanarsi a grandi passi dal popolo e dalle nazioni stesse, compresa la nostra. Siamo immersi in dinamiche geopolitiche sempre più complesse e sfidanti che richiedono capacità funamboliche e compromessi da Maalox. Il romanticismo per i miti che furono o l’intemerata contro con quel ministro o quel deputato fa passare per un attimo il bruciore, ma non cambia di una virgola la sostanza. E forse è giunto il tempo di un bagno gelato di realismo.