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Dazi USA, Oliviero Pesenti: “Ritrovare equilibrio tra forma e sostanza”
“Paradossalmente, gran parte della discussione politica di questi giorni si è concentrata sui regali di un Rolex e di un Lingotto d’oro a Donald Trump! Questioni certamente da chiarire, ma sproporzionate rispetto alla posta in gioco"
TiPress / Benedetto Galli

di Oliviero Pesenti *

La recente iniziativa di una delegazione di imprenditori e top manager svizzeri, capace di negoziare con l’amministrazione Trump una riduzione dei dazi dal 39% al 15% ha riportato al centro del dibattito una questione fondamentale: la capacità del nostro paese di reagire con efficacia a un contesto internazionale sempre più complesso, instabile e competitivo.

Il risultato ottenuto dal settore privato è concreto, strategico e soprattutto vitale per la nostra economia e le nostre imprese: ha evitato l’ombra, tutt’altro che teorica o astratta di migliaia di licenziamenti e la delocalizzazione di intere filiere produttive fuori dalla Svizzera.

Eppure, paradossalmente, gran parte della discussione politica di questi giorni si è concentrata sui regali di un Rolex e di un Lingotto d’oro a Donald Trump! Questioni certamente legittime da chiarire, ma assolutamente sproporzionate e incomprensibili rispetto alla posta in gioco.

È difficile comprendere come, di fronte a un accordo che ha preservato posti di lavoro e stabilità industriale, una parte della politica e, purtroppo, di alcune Associazioni economiche Nazionali abbiano preferito interrogarsi sulla forma, sui dettagli simbolici, sulle ombre di protocollo, invece di riconoscere con entusiasmo la sostanza del risultato così importante per il nostro Paese.

Sono senza parole. Un approccio che rivela uno squilibrio crescente: non è più sostenibile che la forma prevalga
sistematicamente sulla sostanza! Questo episodio non deve trasformarsi in una frattura tra politica ed economia, ma in un’occasione collettiva per riflettere. La Svizzera ha costruito la propria reputazione sulla stabilità istituzionale, sulla prudenza e sulle regole. Valori che rimangono fondanti e irrinunciabili. Tuttavia, in un momento in cui le decisioni si prendono in giorni e non in mesi, questi valori devono convivere con una maggiore capacità di azione, con un pragmatismo e con una sensibilità rinnovata verso la nuova realtà globale.

Non si tratta di imitare lo stile di attori internazionali più aggressivi, né di sacrificare la nostra identità politica. Si tratta di riconoscere che il tempo dedicato alle polemiche di contorno è tempo sottratto alla difesa degli interessi del paese. La politica opera inevitabilmente con responsabilità e vincoli che il settore privato non ha, ma il settore privato può offrire sbocchi e opportunità di soluzioni. Quando questi si traducono in risultati concreti, come in questo caso, dovrebbero essere accolti con soddisfazione non con diffidenza.

Ritrovare un equilibrio tra forma e sostanza, tra valori e pragmatismo, tra procedura e risultati, è oggi essenziale per mantenere la Svizzera competitiva e credibile. Un equilibrio che richiede collaborazione, non contrapposizione , lucidità, non reazioni istintive, senso di responsabilità condiviso, non ricerca di colpevoli.

L’accordo ottenuto dagli imprenditori e dai top manager dimostra che di regola quando si agisce con determinazione per un interesse comune, soluzioni concrete sono possibili. La vera domanda è, ora, se la politica e le Istituzioni economiche del nostro Paese sapranno farne tesoro, riconoscendo ciò che conta davvero: la tutela dei posti di lavoro, la competitività del nostro sistema produttivo e la capacità della Svizzera di rispondere al mondo con la stessa solidità che l’ha sempre contraddistinta.

Il mondo è in profonda e continua trasformazione, anche noi dobbiamo farlo, con equilibrio, ma senza paura della sostanza. Non possiamo far finta di niente e pensare che quello che era valido fino a oggi, lo sia per sempre.

 
* Imprenditore

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