POLITICA E POTERE
Lorenzo Quadri: "Roma richiama l’ambasciatore, perché Berna tace?"
Con un’interpellanza al Consiglio federale, il consigliere nazionale leghista denuncia una “campagna d’odio” italiana e chiede di fissare un termine per il rientro del diplomatico
TiPress / Pablo Gianinazzi

BERNA - Dopo il rogo di Crans-Montana, secondo il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri l’Italia avrebbe alimentato una “campagna d’odio” mediatica e politica contro la Svizzera, senza che il Consiglio federale abbia reagito in modo adeguato. In un’interpellanza, Quadri sostiene che l’atteggiamento di Berna abbia irritato molti cittadini ticinesi e mette in dubbio che le pressioni italiane siano rimaste senza effetti anche sul piano politico. Nel mirino, in particolare, il richiamo dell’ambasciatore deciso dal governo italiano il 24 gennaio: una mossa che Quadri definisce “simbolicamente grave” e “inaudita tra Paesi amici”, a maggior ragione nel contesto del dibattito sui nuovi accordi Svizzera-UE. Con tre domande, il consigliere nazionale della Lerga chiede al Consiglio federale perché non abbia adottato misure reciproche e se intenda fissare un termine per il rientro del rappresentante italiano.

Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell’interpellanza.


"Campagna d’odio italiana contro la Svizzera: il richiamo dell’ambasciatore

A seguito del rogo di Crans Montana, l’Italia ha lanciato contro la Svizzera una campagna d’odio
mediatica e politica senza precedenti. Questa campagna d’odio – che evidentemente serve al governo di Roma per distogliere l’attenzione da problemi interni – è stata subita passivamente dal Consiglio federale, che non vi ha replicato adeguatamente. In Ticino questo atteggiamento remissivo ha irritato molti cittadini. Malgrado le (scontate) rassicurazioni in senso contrario, è inoltre molto difficile credere che le pressioni provenienti dall’Italia non abbiano avuto un ruolo nella decisione del CF di accordare un contributo straordinario alle vittime di Crans Montana, poi confermata dalla maggioranza del Parlamento. Una decisione sbagliata che crea un pericoloso precedente.

Tra le mosse anti-svizzere più incredibili messe in campo da Roma, si segnala il ritiro dell’ambasciatore, deciso dal governo italiano il 24 gennaio scorso: un’iniziativa simbolicamente grave, che in genere viene presa in caso di guerra, ed inaudita tra Paesi “amici”; a maggior ragione durante il dibattito politico sulla sottoscrizione dei nuovi accordi Svizzera-UE.

Chiedo al Consiglio federale:
1) Perché il CF non ha ritirato l’ambasciatore di Svizzera dall’Italia, a seguito del richiamo dell’ambasciatore italiano?
2) Come valuta il CF il fatto che l’ambasciatore d’Italia a tutt’oggi non sia ancora rientrato?
3) È intenzione del CF fissare all’Italia un termine perentorio ravvicinato per il ritorno dell’ambasciatore, trascorso infruttuosamente il quale verrà richiamato l’ambasciatore svizzero a Roma?".

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