SALUTE E SANITÀ
“Amarsi, amare e farsi amare”, per trovare la felicità curando le ferite del passato
Conferenza questa sera della sessuologa e psicoterapeuta Kathya Bonatti spiega: “Sono tre accezioni dello stesso verbo eppure molto differenti tra loro e difficili da applicare alle nostre vite”

LUGANO – “Amarsi, amare e farsi amare”, tre accezioni dello stesso verbo eppure molto differenti tra loro e per questo spesso difficili da comprendere e applicare alle nostre vite. “Richiedono un percorso non facile, ma solo riuscendo a possederle tutte e tre si possono trovare la serenità e la felicità che ci spetta”, come spiega la sessuologa e psicoterapeuta Kathya Bonatti che questa sera, giovedì primo maggio, terrà una conferenza sul tema nell’ambito della fiera Tisana (ore 20.30, Sala verde), manifestazione dedicata proprio alla salute e al benessere.

Scopo della conferenza, spiega Bonatti, è imparare a riconoscere e affrontare la causa originaria delle difficoltà incontrate in questo percorso. Titolo completo del seminario è infatti: “Amarsi, amare e farsi amare: rimedi alle manipolazioni genitoriali e sentimentali”.

I manipolatori affettivi, spiega Bonatti, “svalutano figli e partner, convincendoli di essere sbagliati. Sono molte le forme di manipolazione messe in atto e a vari livelli, ma tutte generano un profondo malessere nella persona che le subisce. È quindi importante imparare a riconoscere i manipolatori familiari, per riuscire a guarire dalle ferite che ci hanno causato e a difendersi”.

Il primo istinto è infatti sempre quello di giustificare le persone che amiamo, minimizzando l’impatto che i loro comportamenti possono avere su di noi. “Ma la mente è mente e il corpo dice sempre la verità. Se non si riconoscono e metabolizzano queste ferite, se si rifiuta di farlo, il corpo le testimonierà somatizzandole in malessere fisico. E anche i danni causati alla stima di sé, che si trasformano in paura dell’abbandono, sono sintomo di questo rifiuto”. 

E l’obbiettivo ultimo per riuscire a superare queste ferite è proprio quello di riuscire ad “amarsi, amare ed essere amati”. Ma cosa significa veramente? “Amare è un verbo che conosciamo bene – spiega Bonatti –, lo usiamo spesso, ma in realtà non sappiamo comprenderlo realmente. Per questo, quando affronto questo tema, preferisco parlare di nutrire perché vedo che le persone capiscono istintivamente il messaggio. Si tratta perciò  di nutrire se stessi, l’altro e lasciarsi nutrire”.

Amarsi, è quindi “imparare a nutrirsi non solo dal punto di vista psicofisico, ma anche relazionale, scegliendo persone sane e abbandonando i partner zavorra e svalutanti. Amare è invece saper nutrire l’altro. Mentre farsi amare è permettere che siano gli altri a nutrirci. E questo è forse il passo più difficile per molti, perché richiede la capacità di lasciarsi andare e farsi avvicinare dall’altro mettendosi in gioco completamente, accettando anche il rischio di un rifiuto. Le persone che sono in armonia con se stesse scelgono di vivere tutte e tre queste accezioni”. 

Quando avvertiamo in noi un malessere quindi, spiega ancora, è importante fermarsi e riflettere: “Bisogna imparare a decodificare le note stonate presenti in noi, chiedendosi quale ne sia davvero la causa, cosa ci sia nella nostra vita che ci porta a stare male. Per fare questo ci vogliono rimedi interiori e pratici ed è proprio quello di cui parlerò giovedì”. 

Prima di concludere, Bonatti si sofferma però su un aspetto ancora più profondo, e di drammatica attualità, delle conseguenze a cui questo genere di manipolazioni, non affrontate, possono portare. “Prender consapevolezza delle ferite che ci sono state inferte dalla famiglia di origine è un passaggio fondamentale per riuscire ad elaborarle. Nelle manipolazioni genitoriali possono rientrare una vasta gamma di comportamenti: sono tutte quelle situazioni in cui si vende per amore quello che invece sono violenze emotive, fisiche e sessuali. Quando il genitore invece di dare prende e usa il figlio per soddisfare i propri bisogni. Rendersi conto che questo non è amore e metabolizzare quanto ci è accaduto è cruciale perché altrimenti ci ritorna indietro sotto forma di partner”.

Molte persone, aggiunge Bonatti, imparano così a chiamare amore quello che sono violenze e soprusi. “Vivono quindi una sorta di crisi di astinenza da masochismo e finiscono col legarsi a partner che definisco ‘serial killer affettivi’, il cui solo obbiettivo è usare gli altri, prosciugarli. Tutto parte da genitori manipolatori, e se non si ne prende consapevolezza che quanto ci hanno insegnato non è amore e non si ricostruisce la stima in noi stessi che ci hanno negato, si continua a ricreare la stessa situazione, finendo costantemente in relazioni disfunzionali, che possono avere conseguenze a più livelli, fino al caso estremo del femminicidio”.

“Questo è un discorso centrale ora – aggiunge –, ma spesso affrontato nel modo sbagliato. Senza parlare a fondo della vera causa del problema. Si tratta, per entrambe, di persone che non hanno una reale stima di sé e che da un lato per questo (perché ‘o sei mia, o di nessun altro’) arrivano fino al punto estremo di uccidere chi sfugge al loro controllo; e che dall’altro, da quello della vittima, non riconoscono il sopruso perché è familiare ed è questo che hanno imparato a chiamare amore. La mancanza di stima di sé è il maggior male dell’essere umano. Imparare ad amarsi e avere consapevolezza di queste manipolazioni è quindi l’unico modo per riconoscere una relazione disfunzionale, e potenzialmente pericolosa, e riuscire a uscirne”.

IB

 

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