Ecco come sono andate le cose dall'8 luglio dell'anno scorso ad oggi. Sul fronte penale, finora, è stato interrogato solo il medico. Interrogativi sulla mancata informazione dell'opinione pubblica

di Marco Bazzi
Chi doveva comunicare e quando avrebbe dovuto farlo?
A chi spettava il compito di informare l’opinione pubblica sull’errore medico commesso ormai un anno fa alla Clinica Sant’Anna di Sorengo – un fatto di innegabile interesse pubblico -?
Come sono andate davvero le cose?
C’è stato uno scaricabarile tra le varie autorità coinvolte, amministrative e penali?
Ci sono stati inspiegabili ritardi?
Perché è trascorso un anno tra l’errore medico e l’intervento della Magistratura e del Dipartimento Sanità?
Sono alcuni legittimi interrogativi che sorgono spontanei sul caso che vede coinvolto il dottor Piercarlo Rey, il ginecologo che l’8 luglio del 2014 ha asportato entrambi i seni a una paziente che avrebbe dovuto subire un piccolo intervento a una mammella.
Ma c’è ancora un altro interrogativo, avanzato oggi in una lettera aperta dal dottor Alberto Spinelli, ex primario di ginecologia all’Ospedale di Mendrisio: perché il dottor Rey non è stato sospeso, visto che non solo ha commesso l’errore ma ha anche tentato di occultarlo?
Per capire come sono andate le cose, in casi così complessi, è importante fissare le date degli eventi. Cercare di ricostruire la cronologia dell’accaduto.
Liberatv è in grado oggi di ricostruire, mese per mese, i vari atti formali che hanno portato, alla fine, alla denuncia del medico al Ministero Pubblico.
21 ottobre 2014: la paziente segnala al Medico cantonale la violazione del diritto di essere informata
Va subito detto che fino al 20 novembre dell’anno scorso, quindi ben cinque mesi dopo l’asportazione dei seni, la paziente non conosceva la verità. Sapeva soltanto che il medico non aveva rispettato il suo diritto di essere informata.
La donna non venne infatti svegliata, come avrebbe dovuto in un caso del genere, per essere avvertita che l’intervento chirurgico era molto più invasivo del previsto: non la semplice asportazione di un piccolo tumore, ma una mastectomia completa e bilaterale.
La paziente si basava fino ad allora sulla versione del suo medico, e si fidava. Versione che era in sostanza la seguente: durante l’operazione ci siamo resi conto che il tumore si era diffuso in entrambi i seni e abbiamo dovuto asportarli.
Il mese precedente, il 21 ottobre del 2014, la paziente segnalò comunque (personalmente) all’Ufficio del medico cantonale di essere stata vittima di una mancata informazione da parte del dottor Rey. Il caso venne registrato, ma evidentemente era ben lontano dalla gravità venuta successivamente alla luce.
20 novembre 2014: la paziente viene informata dell’errore, presente il presidente della Clinica, Fulvio Pelli
Il 20 novembre la donna venne convocata dal dottor Rey nello studio di quest’ultimo, presenti anche alcuni rappresentanti della Clinica, tra cui il presidente del Consiglio di amministrazione, Fulvio Pelli. In quella circostanza le fu rivelato che era stata vittima di un errore: uno scambio di pazienti.
Gennaio 2015: il legale della paziente segnala il caso all’Ufficio sanità
Passano alcune settimane, durante le quali probabilmente la donna cerca di capire quali azioni intraprendere. Solo nel gennaio del 2015 il primo legale della paziente prende contato con l’Ufficio cantonale della sanità, informando che il caso non si limita a una mancata informazione: si è trattato di un errore, di uno scambio di pazienti. Inizia l’istruzione del dossier amministrativo.
Marzo 2015: l’Ufficio sanità chiede spiegazioni al medico
In marzo i funzionari del Dipartimento sanità chiedono al dottor Piercarlo Rey una presa di posizione su quanto è accaduto alla Sant’Anna l’8 luglio dell’anno prima.
Aprile 2015: il dottor Rey risponde e il caso viene trasmesso alla Commissione di vigilanza
Il medico fornisce la sua versione dei fatti in aprile. Il dossier viene trasmesso alla Commissione di vigilanza sanitaria, presieduta dal giudice Mauro Ermani, che lo mette in agenda per la riunione di maggio.
Esaminato il caso, la Commissione chiede al Dipartimento di valutare la sospensione cautelare del dottor Rey dall’esercizio della professione medica, misura che è di competenza del DSS.
Maggio 2015: il caso viene segnalato al Ministero pubblico
A inizio maggio il secondo legale della donna, Mario Branda, sporge denuncia al Ministero pubblico. Il 7 maggio il procuratore pubblico Paolo Bordoli informa la Commissione di vigilanza sanitaria di aver aperto un procedimento penale nei confronti del dottor Rey. L’ipotesi di reato è lesioni gravi (e non semplici, come ritenevano i vertici della Clinica, che sono perseguibili solo su querela di parte).
29 maggio 2015: il dottor Rey viene interrogato in Procura
Il 29 maggio il procuratore Bordoli interroga il dottor Rey. È, a quanto risulta a liberatv, l’unico interrogatorio compiuto finora sul piano penale. La paziente non è ancora stata sentita, e nemmeno sarebbero stati interrogati medici e personale paramedico che parteciparono all’intervento chirurgico dell’8 luglio 2014.
La versione del medico
Sul fronte penale c’è dunque, per ora, soltanto la versione del dottor Rey, che è sostanzialmente la seguente: la sera prima dell’intervento ci fu un cambiamento di programma relativo a un’altra paziente che avrebbe pure dovuto essere operata la mattina seguente: il dottor Rey e un collega decisero di sottoporla ad una mastectomia bilaterale. La mattina dell’8 luglio il ginecologo era dunque convinto di operare quest’ultima paziente. Ovviamente sono mancate le verifiche e i controlli incrociati che avrebbero evitato il drammatico “scambio di paziente”.
Il medico non ricorda comunque che qualcuno – pare l’anestesista - l’abbia avvertito in sala operatoria dello scambio di persona. In ogni caso, a complicare il quadro e a provocare l’errore, ci sarebbe stato quel “cambiamento di programma” deciso la sera prima sulla seconda paziente, e lui non avrebbe probabilmente capito che stava commettendo un drammatico errore. Errore che solo controlli incrociati e verifiche più attente avrebbero consentito di sventare.
24 giugno 2015: il Dipartimento decide di non sospendere il medico ma incarica la Commisione di aprire un’inchiesta
Il 24 giugno il DSS decide di non adottare alcun provvedimento d’urgenza (sospensione del medico), anche perché non ci sono rischi di recidiva o per la salute di altri pazienti. Incarica però la Commissione di vigilanza di avviare sul caso un’inchiesta amministrativa. Inchiesta che dovrebbe terminare entro l’estate, indipendentemente dai tempi e dall’esito dell’inchiesta penale. La Commissione dovrà fornire al Dipartimento il suo preavviso sull’eventuale sospensione del medico.
I requisiti per l’esercizio della professione
Va detto a questo punto che per esercitare la professione medica occorrono due requisiti fondamentali: avere il titolo di studio ed essere degno di fiducia. E sarà quest’ultimo il punto che dovrà valutare la Commissione: non si tratta di raccomandare una misura disciplinare, ma solo di valutare se Rey ha ancora entrambi i requisiti per l’esercizio della professione. Alla fine sarà comunque il DSS a decidere.
22 luglio 2015: il dottor Rey viene sentito dalla Commissione di vigilanza
Mercoledì scorso, 22 luglio, il medico è stato convocato e sentito dalla Commissione di vigilanza sanitaria che dovrà dare il proprio preavviso al Dipartimento.
Questo è quanto si sa finora, quanto trapela dal comprensibile riserbo che circonda la vicenda. Restano due domande che meriterebbero una chiara risposta, oltre alle ombre di poca trasparenza – se non di omertà - che aleggiano sul caso.
La prima è: a chi spettava il compito di informare l’opinione pubblica? L’informazione, sarebbe stata demandata al Ministero pubblico, che però si è fatto “bruciare” sul tempo dalla Regione, che ha pubblicato la notizia il 15 luglio.
Ma un caso di questa rilevanza, che tocca le corde della fiducia tra pazienti e apparato sanitario (coinvolge una struttura ospedaliera e non solo un medico), avrebbe dovuto essere reso noto tempestivamente, dunque già a fine maggio, dopo l’interrogatorio del dottor Rey. Anche perché non c’erano motivi di riserbo legati a esigenze di inchiesta, se è vero che nessun altro protagonista dei fatti è stato finora sentito.
La seconda domanda è proprio legata al fatto che oggi, alla fine di luglio, non è ancora stato fissato a livello penale un quadro chiaro (comprovato da confronti e testimonianze) su quanto è accaduto. Un caso di questa rilevanza meriterebbe maggiore celerità.