Il coordinatore dei Verdi sul ritrovo organizzato a Bellinzona: “Il poliziotto ucciso è trasformato dal PS nella dimostrazione che i musulmani sono anche buoni. Da quando dobbiamo mettere la religione come qualifica di un servitore dello Stato?"

di Sergio Savoia*
Oggi non sarò alla manifestazione lanciata in seguito ai tragici avvenimenti di Parigi. Non ci sarò per motivi personali. Ho però letto con attenzione il comunicato stampa del PS che "invitava" a manifestare. Mi congratulo con chi ha avuto l'idea di lanciare questa "manif". Ma con tutto il rispetto dovuto alle evidenti buone intenzioni che lo animano, devo dissentire profondamente dal contenuto del comunicato PS e confessare il mio disagio di fronte alla piega che si cerca di dare al raduno odierno.
Prima una questione di metodo. Se si invita la gente a manifestare "senza bandiere" e nel "silenzio dei propri cuori", non si dovrebbe fare un comunicato stampa per mettere, comunque, un "cappello" sulla manifestazione. Sarebbe stato tanto difficile comunicare con gli altri partiti e chiamare a raccolta la popolazione in modo veramente unitario? Oppure organizzare tutto, disinteressatamente, senza poi fare il comunicato per rivendicare la manifestazione?
Ma queste sono in fondo quisquilie. I problemi che ho sono di sostanza. Il comunicato PS cerca di dare il tono alla manifestazione, allargandone lo spettro contro "ogni tipo di violenza" come si dice oggi con frase fortunatamente qualunquista. Esso dice:
"La strage di Parigi riporta in Europa fantasmi del terrore che speravamo fossero svaniti. Invece il fanatismo ha mietuto ancora vittime innocenti: i giornalisti di “Charlie Hebdo” e gli agenti di polizia. Sarà facile prevedere ora la strumentalizzazione di questa tragedia da parte di chi vuole una società chiusa, spaventata, ostile alla diversità. Ma proprio la presenza fra le vittime di un agente musulmano di origine maghrebina dimostra che la interculturalità non solo è possibile, ma è fonte di arricchimento per la società. Non solo: questa strage ci offre l’occasione per riflettere su tutte le violenze, vicine e lontane. Anche quelle dimenticate. Pensiamo alla Nigeria, per esempio. Alla Libia, alla Siria. E numerosi altri luoghi remoti nei quali la violenza miete vittime ogni giorno. Dove ogni giorno, nel silenzio dei media, lontano dai nostri occhi e dai nostri cuori, è un 7 gennaio di Parigi."
La strage di Parigi ha cause ed effetti precisi. Persone mosse da integralismo religioso che si nutre di una visione fondamentalista e distorta dell'Islam colpiscono una redazione rea di aver "insultato il profeta". Lo fanno con il massimo di violenza immaginabile e a scopo pedagogico. Il messaggio è chiaro: chi "insulta il profeta" muore. Per metterla in altro modo, se le vignette di Charlie Hebdo avessero insultato "solo" il papa o Gesù Cristo tutte quelle persone sarebbero ancora vive.
Certo che questo non deve essere utilizzato per mettere un miliardo di musulmani totalmente pacifici nel medesimo mazzo. L'idea che si possa reagire "chiudendo le moschee" come proposto dalla signora Le Pen, è una idiozia gigantesca (oltre che un boomerang autolesionista). Ma la manifestazione di oggi dovrebbe essere una manifestazione che parte da una lettura corretta dei fatti. In discussione non c'è la tolleranza dell'Occidente, la pace nel mondo, la "armonia" della società. In ballo ci sono le nostre libertà che vanno difese contro gli integralismi religiosi.
Ahmed Merabet, il poliziotto ucciso a sangue freddo, è trasformato nel comunicato PS nella dimostrazione che i musulmani sono anche buoni: è un tentativo involontariamente tragicomico di strumentalizzazione - come se i terroristi gli avessero chiesto di che religione era prima di finirlo su un marciapiede come un cane e come se ci fosse bisogno di altri morti ammazzati per mandare altri messaggi! Per me non è un "poliziotto musulmano". È un poliziotto francese. Da quando in qua dobbiamo mettere la religione come qualifica di un servitore dello stato? Ahmed non è morto per lanciare un messaggio (cosa che invece fanno i terroristi quando uccidono). È morto per fare il proprio dovere come molti altri poliziotti ignoti di cui non conosciamo, per fortuna, la religione. È morto come la giovanissima poliziotta uccisa il giorno dopo, Clarissa Jean-Philippe, una tirocinante di polizia di 26 anni, abbattuta senza pietà. Nessuno fa un hashtag per lei. Probabilmente cristiana, la sua morte è il dramma privato della sua famiglia, nella Martinica: non può essere usato per dimostrare alcunché. Che peccato! Clarissa avrebbe dovuto fare l'esame per entrare in ruolo tra pochi giorni. Uccisa mentre faceva il suo dovere. Da chi, mosso da integralismo religioso e dalla prospettiva del paradiso, spara nel mucchio senza alcun riguardo per le persone.
Fa bene il comunicato stampa del PS a ricordare la violenza "che miete vittime ogni giorno". Ma dopo quello che abbiamo visto a Parigi vogliamo davvero opporci "genericamente" alla violenza senza riflettere sugli scopi della violenza cui abbiamo assistito? I terroristi non fanno una guerra. I terroristi usano la violenza per mandare messaggi. I morti sono i sanguinanti paragrafi di un testo pedagogico. "I nostri valori sono assoluti: ci crediamo così tanto da essere disposti a uccidere e morire. Quindi, all'occhio miscredenti e apostati..."
Ovviamente, e qui riprendo le riflessioni dell'insospettabile Michele Serra, i musulmani non sono colpevoli per le azioni di pochi individui che invocano la religione di Maometto a giustificazione dei propri atti. Così come a suo tempo non tutta la sinistra italiana era responsabile dell'azione dei pochi membri delle Brigate Rosse. Tuttavia toccò alla sinistra di "fare pulizia in casa". E lo fece, dopo una lunga fase di esitazione. Quando la sinistra italiana dal PC alla sinistra estrema, fino agli ambienti sindacali di fabbrica, scelse di stare dalla parte dello stato (ve lo ricordate lo slogan: "Né con le BR né con lo Stato"?), le BR furono sconfitte (né va dimenticato il sacrificio di poliziotti e carabinieri - di cui oggi nessuno ricorda il nome).
Allo stesso modo, il mondo musulmano deve porsi la questione in modo chiaro. Per fare un esempio stupido: se qualcuno facesse un attentato a nome dell'ecologia, io come ecologista non posso chiamarmi fuori. Se questi atti continuassero, prima o poi gli ecologisti del mondo dovrebbero chiaramente dire da che parte stanno, per contribuire a sconfiggere il nemico comune. E gli integralisti musulmani sono principalmente nemici dei musulmani moderati, civili e pacifici. Le vittime occidentali sono o perdite collaterali o, come detto sopra, strumenti di comunicazione.
La violenza è un errore, imperdonabile comunque. Ma non vedere che gli atti terroristici compiuti in Europa negli ultimi anni hanno una firma comune e una motivazione ideologica precisa, significa condannarsi a endemizzare il terrorismo. Riflettere seriamente sulle cause significa permettere ai musulmani di separare la propria immagine da quella di pochi sanguinari "cattivi maestri".
Le manifestazioni oggi in Europa devono essere precise come bisturi non genericamente buoniste. Manifestiamo (io come detto non potrò esserci) per le conquiste della nostra civiltà: libertà di espressione, diritti umani, diritti delle donne, separazione tra stato e chiesa, laicità. Non è un caso che sia la Francia, patria di questi diritti e principi, ad essere così duramente colpita. Questi diritti non sono acquisiti per sempre. E c'è una lunghissima lista di persone, qui e altrove, che hanno sacrificato tutto per essi.
Buona manifestazione.
*articolo da blog.savoia.ch