SECONDO ME
Agenti condannati, l'ex ufficiale di polizia Galusero: "Non contesto la sentenza, ma mi preoccupa la nuova filosofia della Giustizia"
SECONDO ME - Le riflessioni del deputato a margine del processo per i fatti di Locarno. "Ho qui una lettera di un procuratore che negli anni '70 scriveva al comandante: gli spintoni e le scrollate mi fanno ridere..."

di Giorgio Galusero *

Non è mia intenzione mettere in discussione la sentenza del giudice Marco Kraushaar che mercoledì scorso alla Pretura penale ha condannato due agenti della Polizia comunale di Locarno per abuso d’autorità. La mia riflessione va oltre questo fatto, anche se il processo è lo spunto per dire cosa penso,senza giudicare se l’intervento dei due agenti è stato o no proporzionato.

Purtroppo in Svizzera i casi di violenza (fisica e verbale) contro funzionari di Polizia sono aumentati, negli ultimi anni, in modo drammatico raggiungendo la punta di 2’700 nel 2013.
I poliziotti sono sempre meno tutelati e molto spesso di sentono disorientati in virtù di un sempre più marcato garantismo. Di pari passo diminuisce la motivazione e sale negli agenti “la voglia di guardare dall’altra parte”, confrontati come sono con la sensazione che la loro parola non fa più testo.

Mi preoccupa però la nuova filosofia, emersa anche al processo per i fatti di Locarno, che obbligherebbe i gendarmi a “ricusarsi” quando si sentono parte lesa. Come se fosse facile “sospendere” un intervento di ordine pubblico, o di qualsiasi altro genere, e dichiarare “alt, fermi tutti, chiamiamo un’altra pattuglia”.
Facile dirlo, meno facile farlo, quando ti trovi coinvolto… Facile dirlo soprattutto per chi non ha mai partecipato a operazioni di polizia. Ribadisco: le mie riflessioni vanno al di là di quanto è accaduto due anni fa a Locarno, dove si trattava di un caso partito dalla contestazione di una multa e poi degenerato. Ma ricordiamoci cosa è successo qualche mese fa a un agente della Polizia di Paradiso, investito da un giovane che contestava proprio una contravvenzione di posteggio…

Ma è il principio che preoccupa, al di là della gravità dei singoli episodi: penso per esempio a quando i poliziotti si trovano ad agire, magari a notte fonda, per controllare auto o persone sospette o per sedare dispute fra esagitati. In casi del genere è difficile prendersi il tempo per attende rinforzi: facile immaginare quali sarebbero le conseguenze.
Come cambiano i tempi: ho sottomano una lettera degli anni Settanta, che un Procuratore pubblico indirizzava all’allora Comandante della Polizia cantonale Giorgio Lepri. Il Magistrato giustificava, assumendosi tutte responsabilità, il comportamento di un ispettore che aveva “scrollato e spintonato” un prevenuto. Era stato lo stesso magistrato a raccomandare all’agente di essere particolarmente duro con quell’uomo. Così terminava la missiva: “Gli spintoni e le scrollate mi fanno ridere: questo individuo meritava e merita la fustigazione pubblica”.
Il tutto con copia all’avvocato difensore e al Presidente della corte.

* deputato PLR ed ex ufficiale della Polizia cantonale

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