SECONDO ME
Crans-Montana, "questo odio contro la Svizzera non può essere subito in silenzio"
Lorenzo Quadri: "La “shitstorm” tricolore, come tutte, finirà. Noi non dimenticheremo né le vittime di Crans-Montana, né i responsabili. E nemmeno gli attacchi indegni"
TIPRESS

Di Lorenzo Quadri *

La tragedia di Crans-Montana merita rispetto per il dolore delle vittime e delle famiglie, e un’indagine seria su cause, manchevolezze e responsabilità delle parti coinvolte. E invece troppi giornalisti e politici del Belpaese l’hanno sfruttata per lanciarsi nel più squallido sciacallaggio “in favore di telecamera”. Nella gara a chi la spara più grossa, i morti vengono strumentalizzati per mettersi in mostra. Per far salire audience, lettori e followers. Per tentare di autopromuoversi elettoralmente. Il dolore delle famiglie è calpestato senza remore. La loro privacy demolita. Le foto dei giovani defunti sfruttate per titillare il voyeurismo macabro.

Dalla vicina Repubblica è partito uno tsunami di odio contro la Svizzera e contro gli svizzeri. Come se tutto un Paese, tutto un popolo potesse essere reso responsabile delle colpe dei gerenti – peraltro nemmeno svizzeri, bensì francesi – di un esercizio pubblico, di chi al suo interno si è comportato in modo irresponsabile, o di eventuali manchevolezze delle autorità di un Comune (che andranno accertate).

Come se la Svizzera non fosse la nazione che, nel rogo di Capodanno, ha pagato il tributo di giovani vite di gran lunga più pesante.

Questo odio italiano contro la Svizzera, oltretutto infarcito di fake news, pervade trasmissioni televisive di ogni genere e giornali di ogni orientamento. Gronda dalle prese di posizione di politicanti in campagna elettorale perenne. Cola dalle esternazioni di prezzemolini in fregola di visibilità e dai post di “leoni da tastiera” che pontificano sul nostro Paese senza saperne nulla (molti credono che in Svizzera si parli lo “svizzero”).

Questo odio antisvizzero non può essere subito in silenzio.

Sarebbe troppo facile ricordare ai vicini a sud il lungo elenco di disgrazie che ha funestato il loro Paese, magari con il conclamato concorso delle autorità: ponte Morandi a Genova, Vajont, Rigopiano, discoteca a Corinaldo sopra Ancona, funivia del Mottarone, solo andando a memoria. Sarebbe anche interessante sapere quanti esercizi pubblici italiani rispettano quali norme di polizia del fuoco, quanti vengono ispezionati dalle autorità e con quale frequenza. Perché c’è chi è molto bravo a definire le regole sulla carta, ma l’applicazione nella realtà è un’altra cosa. E allora, prima di additare la pagliuzza nell’occhio dell’altro, sarebbe prudente guardare la trave nel proprio. Prima di denigrare la sanità altrui, bisognerebbe valutare la propria. Idem per il sistema giudiziario.

Ai vicini a sud – per i quali sembrano esistere solo i defunti del proprio Paese, mentre tutti gli altri contano zero – ricordiamo che (secondo le ultime indicazioni) i morti italiani del Constellation sono 6, contro i 21 svizzeri; i feriti italiani 10, contro i 68 svizzeri. Morti e feriti non sono numeri, ovviamente. Ma i numeri esistono e parlano.

I vicini a sud, ed in particolare giornalisti e politici, prima di sputare contro la Svizzera sentenze dettate da odio ed invidia, dovrebbero ricordarsi delle centinaia di migliaia di loro connazionali cui il nostro Paese dà lavoro e dignità, dei 100mila frontalieri, degli oltre cento milioni di franchi di ristorni che solo il Ticino versa ogni anno all’Italia; e via elencando. Appena un anno e mezzo fa, tanto per dirne una, la Svizzera si è impegnata a versare all’Italia 20 milioni di franchi per l’accoglienza dei migranti. Si potrebbero anche citare i miliardi di contributi “di coesione” che Berna regala all’UE, ma poi il discorso si estenderebbe troppo.

In questa “shitstorm” antielvetica si segnala, in negativo, l’ambasciatore d’Italia a Berna, che è uscito grottescamente dal proprio ruolo.

Costui ha pensato “bene” di mettersi a più riprese a pontificare a mezzo stampa, per farsi bello agli occhi dei media del suo Paese. Ha perfino favoleggiato che “in Italia i gestori del locale sarebbero già stati arrestati”, venendo seccamente smentito dal Comitato Parenti delle vittime del Ponte Morandi: il Comitato ha replicato che nessuno dei responsabili di quella tragedia è stato, a tutt’oggi, incarcerato.

L’ambasciatore d’Italia si occupi di fornire assistenza alle famiglie italiane colpite dal dramma, invece di fare l’agitatore mediatico. Un simile comportamento da parte di un diplomatico straniero non è accettabile. Pertanto, se il Consiglio federale non prenderà ufficialmente posizione prima (campa cavallo…), partirà l’interpellanza a Berna.

L’assalto d’odio contro la Svizzera è un fenomeno prettamente italiano. Dalla Francia, che piange 9 morti e 21 feriti – quindi più del Belpaese – non è arrivato nulla di simile.

La “shitstorm” tricolore, come tutte, finirà. Noi non dimenticheremo né le vittime di Crans-Montana, né i responsabili. E nemmeno gli attacchi indegni.

*Consigliere Nazionale Lega dei Ticinesi

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