"Se i vertici della Confederazione continueranno ad affidare la gestione della tragedia a coloro che evidentemente non vogliono o non sono in grado di svolgere il loro compito, il danno per l’intero Paese assumerà dimensioni gigantesche"

di Lukas Hässig (dal portale insideparadeplatz.ch)
Dopo la catastrofe al “Le Constellation”, una banchiera di Julius Bär ha assicurato alle famiglie delle vittime le sue “più profonde condoglianze”. La banca Bär sarebbe “strettamente legata alla comunità di Crans-Montana”. Il nuovo responsabile Svizzera della banca privata ha condiviso il messaggio di cordoglio su LinkedIn.
Non è un caso. Tra le vittime dell’inimmaginabile tragedia vi sono ragazzi molto piccoli appartenenti alle famiglie più ricche.
Tra loro la figlia di un top manager milanese, che ha ricoperto i più alti incarichi nel gruppo chimico tedesco Bayer. La sedicenne è deceduta.
Tra le vittime figura anche la figlia quindicenne di un esperto relationship manager Asia della grande banca francese Société Générale. Il padre l’ha accompagnata al “Le Constellation”, anche lui risulta disperso.
Secondo una fonte, diverse famiglie delle vittime starebbero preparando, insieme ai loro avvocati, azioni legali contro i responsabili.
Nel mirino finiscono, oltre ai due gestori del bar – che restano a piede libero – anche i vertici politici del Comune di Crans-Montana e i loro quadri responsabili per la sicurezza e l’edilizia.
Crans-Montana intende ospitare nel febbraio 2027 i Campionati mondiali di sci FIS e per questo si sta impegnando in spese ingenti.
I conti comunali al termine del 2024 mostrano forti rimescolamenti sul fronte del capitale di terzi. I crediti a lungo termine sul lato passivo del bilancio sono scesi da 64 a 51 milioni.
In particolare la Banca cantonale vodese (BCV) e la Suva non hanno rinnovato i loro prestiti pluriennali, mentre Raiffeisen ha concesso un nuovo credito di 5 milioni, contabilizzato tra i debiti a lungo termine.
Al contrario, nel 2024 i debiti a breve termine sono schizzati da 2 a 18 milioni.
Il Comune ha registrato un utile di 6 milioni, disponendo così, a fine dicembre 2024, di un capitale proprio pari a 162 milioni.
Le azioni legali minacciano soprattutto dalla Francia e dall’Italia, da dove provengono molte famiglie che hanno perso figlie e figli nell’inferno.
Fino a che punto le riserve di circa 160 milioni di Crans-Montana basterebbero in caso di un’ondata di cause resta da vedere. La copertura assicurativa non è ancora nota.
Non è escluso che possa arrivare una causa dagli Stati Uniti contro Crans-Montana e i responsabili locali, qualora una famiglia delle vittime abbia un legame con gli USA.
Per Crans-Montana, per il Vallese e in ultima analisi per la Svizzera, un’offensiva giudiziaria d’oltreoceano sarebbe particolarmente pericolosa.
La storia degli ultimi trent’anni – dai fondi ebraici non rivendicati fino ai dazi di Trump – mostra la vulnerabilità svizzera nei confronti degli Stati Uniti.
I responsabili del locale continuano a negare qualsiasi corresponsabilità. Rimandano a controlli regolari al “Constellation”.
Una prova di ciò, tuttavia, non è stata finora pubblicata. Eppure sarebbe facilissimo estrarre dal cassetto il verbale degli ultimi controlli del locale.
Il fatto che i responsabili non lo abbiano ancora fatto alimenta il sospetto che gli agenti della sicurezza di Crans-Montana non abbiano effettuato i controlli come prescritto.
Il proprietario del bar è un corso, sua moglie proviene dalla costa mediterranea francese. L’uomo ha dichiarato che negli ultimi dieci anni ci sarebbero stati tre controlli.
Con ciò lancia una sfida al Comune. Questo avrebbe dovuto sottoporre il locale a verifiche molto più regolari.
Il corso è stato in carcere in Francia vent’anni fa, in relazione a reati di sfruttamento della prostituzione e sequestro di persona. In seguito non sarebbe più stato “parte della criminalità organizzata” in Francia, secondo il quotidiano Le Parisien.
L’intero governo esecutivo del Canton Vallese ha effettuato in settembre una crociera in barca a vela dalla Costa Azzurra alla Corsica.
Nella notte di Capodanno l’ingresso al “Constellation” costava 140 franchi; per una bottiglia di champagne bisognava sborsare 500 franchi.
Ragazze di 14 anni venivano ammesse nel locale. Nel seminterrato si trovavano apparentemente 300 persone.
C’era una sola via di fuga evidente, non sufficientemente larga. Una seconda potrebbe essere stata chiusa; una segnaletica chiara sarebbe mancata.
Il gestore del bar J.M. e sua moglie hanno ristrutturato il “Le Constellation” nel 2015 con operai organizzati da loro stessi. Per l’isolamento acustico hanno utilizzato plastica infiammabile.
Anche dietro il rivestimento in legno delle pareti era montato il materiale isolante in plastica. Il soffitto installato e le pareti dovevano essere approvati dai responsabili comunali per la sicurezza e l’edilizia.
Lo hanno fatto?
Il presidente di Crans-Montana reagisce indignato alle domande critiche, invece di fare chiarezza.
“Quando lo SPIEGEL venerdì mattina chiede per iscritto al presidente del Comune, riceve come risposta un insulto”, scrive il settimanale.
“‘Chi siete voi per pretendere una cosa simile! Ho la decenza di non trattarvi come meritereste e mi limito a informarvi che la polizia cantonale è responsabile dell’informazione alla stampa.’”
“Quello che finora è emerso dal ‘Constel’ a 1’500 metri di altitudine appare sconvolgente”, afferma il magazine tedesco.
“I video mostrano schiume acustiche che prendono immediatamente fuoco al contatto con le stelle filanti. Personale che tenta di spegnere le fiamme in modo maldestro invece di evacuare il club.”
“Persone che urlano, indifese, che in preda al terrore infrangono i vetri. E un’unica uscita di emergenza, troppo stretta.”
Lo SPIEGEL trae quindi la conclusione: “Se questi indizi dovessero essere confermati, il livello di negligenza sarebbe difficilmente immaginabile.”
I vertici di Crans-Montana si chiudono a riccio, i membri del governo vallesano guardano attoniti nelle telecamere senza garantire un chiarimento rigoroso.
La procuratrice ha aperto un procedimento penale contro la coppia del “Le Constellation” solo due giorni dopo la catastrofe. Prima li aveva interrogati come “persone informate sui fatti”.
In questa veste, gli interessati possono mentire e non devono autoaccusarsi. La coppia ha cancellato immediatamente dopo lo scoppio dell’incendio i profili Facebook e Instagram del locale.
Volevano eliminare tracce dei pannelli fonoassorbenti installati, che hanno preso fuoco a causa delle stelle filanti sulle bottiglie di champagne?
In pochi secondi, il 1° gennaio all’1.30, l’intero bar era in fiamme; fumo nero, altamente tossico, ha trasformato il locale in una trappola mortale.
Vale la presunzione d’innocenza. Ma: perché la procuratrice ha esitato così a lungo prima di aprire un procedimento penale contro le due persone al centro dello scandalo? Che cosa hanno fatto i due in quei due giorni per proteggersi?
Come procede la massima inquirente del Cantone turistico contro i responsabili comunali? Quali documenti ha sequestrato? Ha effettuato una perquisizione?
Di tutto ciò, fino ad oggi, non vi è traccia. I responsabili hanno molto tempo per prepararsi a eventuali interrogatori e audizioni.
Il governo cantonale vallesano tollera tutto questo. I suoi rappresentanti siedono accanto alla procuratrice alle conferenze stampa. Nessuno fornisce risposte sostanziali.
Dalla catastrofe di Crans-Montana nasce così uno scandalo della gestione postuma. La Svizzera è chiamata in causa.
Se i vertici della Confederazione continueranno ad affidare la gestione della tragedia a coloro che evidentemente non vogliono o non sono in grado di svolgere il loro compito, il danno per l’intero Paese assumerà dimensioni gigantesche.
Che aria tiri lo ha chiarito ieri il vicepremier italiano Matteo Salvini. I responsabili dovrebbero finire dietro le sbarre, ha scritto il numero due del governo di Roma su “X”.
“Gli unici responsabili, gli unici ad avere la coscienza sporca, gli unici delinquenti sono coloro che non hanno garantito la sicurezza in quel seminterrato, coloro che non hanno controllato, coloro che hanno autorizzato, coloro che per soldi hanno ammassato centinaia di ragazzi in un sotterraneo, con fuochi accesi e sistemi di emergenza fallimentari.”