Mentre le Istituzioni vacillano, la recente tragedia diventa l’esempio più amaro della spettacolarizzazione del dolore

di Fiorenzo Dadò
pubblicato sul numero di gennaio-febbraio di "Popolo e Libertà"
Non possiamo certo dire che viviamo in tempi tranquilli. Stiamo assistendo a qualcosa che la nostra generazione, nata durante il boom economico e sul finire della guerra fredda, non avrebbe mai immaginato. Le crisi internazionali si moltiplicano a macchia d’olio, viene detto tutto il contrario di tutto nello spazio di 24 ore, generando una confusione tale da sembrare oramai la nuova normalità. Capi di Stato che, invece di indicare la via e rassicurare i cittadini, si insultano in diretta tv, umiliano i giornalisti scomodi (soprattutto se donne), si prendono gioco dei giudici, giustificano i genocidi e fomentano odio e l’invidia sociale. C’è chi parla in modo esplicito di “politica della demolizione, in cui i leader preferiscono abbattere istituzioni e regole piuttosto che rimboccarsi le maniche per riformarle”. È innegabile che stiamo assistendo a una forte personalizzazione del potere e alla concentrazione della ricchezza nelle tasche di pochi, con il conseguente indebolimento dei meccanismi di controllo delle Istituzioni e delle regole democratiche. Se sulla scena internazionale la credibilità dei politici vacilla e la situazione è incerta, come stiamo a casa nostra?
Le Istituzioni sotto il colpo del piccone
La credibilità delle nostre Istituzioni è purtroppo messa sempre più in discussione. Nell’epoca dei social e dell’informazione globale, il triste panorama internazionale ha un effetto negativo anche su di noi, influenzando il nostro modo di percepire, di pensare e, purtroppo, anche di comportarci. Questo tuttavia non ci giustifica dal capitolare dal nostro ruolo e dalle responsabilità ad esso associate. Un consigliere di Stato resta un consigliere di Stato anche quando va al bar, un giudice resta un giudice anche quando è a una festa, un deputato resta un deputato anche al carnevale; nessuno ci chiede di tentare di raggiungere la santità o di assumere un atteggiamento monastico, ma la sguaiataggine e i comportamenti inappropriati finiscono per danneggiare oltre sé stessi anche le Istituzioni. In Svizzera come in Ticino abbiamo assistito a situazioni davvero imbarazzanti (che evitiamo di elencare…), ma delle quali nessuno se n’è assunto la responsabilità. Agli occhi dei cittadini sempre più in difficoltà queste situazioni minano pesantemente l’autorevolezza e la credibilità delle Istituzioni, proprio nel momento in cui ne avrebbero maggior bisogno.
Crans Montana: il dramma e il triste spettacolo alla tv
L’alba del 2026 è iniziata con un angosciante tramonto. Il dramma di Crans-Montana ci ha colpiti diritti al cuore ed è triste come la polemica tutt’ora in corso stia generando effetti perversi tra il nostro Paese e la vicina Italia. Gli errori macroscopici sia di comunicazione che d’inchiesta da parte delle autorità vallesane sono lampanti e hanno dato adito al peggior accanimento giornalistico, quello mascherato d’inchiesta, che non esita a utilizzare neppure la sofferenza delle famiglie per aumentare l’audience. Noi a questo triste gioco non ci stiamo e abbiamo declinato gli inviti. Restiamo convinti che non è lo show televisivo che permetterà di far luce su qualcosa, ma semmai è il lavoro degli avvocati. Non è certo il can can mediatico con la partecipazione di politici e giornalisti svizzeri che potrà ridare un poco di sollievo all’indicibile sofferenza di chi è rimasto.