"La libera circolazione delle persone sta producendo tutto ciò che l’UDC denuncia da anni. Con il voto del 14 giugno si può cambiare"

di Alain Bühler*
Ottocento giovani all’anno lasciano il Canton. Con una regolarità che non lascia più spazio alle scuse. Partono alla ricerca di ciò che qui non trovano più: un lavoro dignitoso, affitti accessibili, prospettive concrete. E sempre più spesso non tornano più. Non per mancanza di attaccamento al Ticino, ma perché costruirsi una vita nel proprio Cantone natio è diventato semplicemente troppo difficile.
Eppure il dibattito pubblico continua a girare attorno al problema invece di andare dritto al punto. Incentivi al rientro, bonus fiscali, appelli alla nostalgia e tutta una serie di inutili interrogazioni depositate a livello cantonale e comunale. Misure che, se attuate, agiscono sugli effetti anziché la causa. Il nodo non è infatti la mancanza di incentivi, bensì il deterioramento delle condizioni quadro.
Il mercato del lavoro ticinese è sotto pressione: salari compressi, concorrenza crescente, 80'000 frontalieri che ogni giorno varcano il confine e rappresentano ormai un terzo della forza lavoro in Ticino. Nel frattempo gli affitti aumentano insieme ai premi della cassa malati e per molti giovani l’idea di restare al sud delle alpi diventa un lusso. Non si parte perché c'è un incentivo fiscale più generoso altrove. Si parte perché altrove il rapporto tra lavoro e qualità di vita è più equilibrato.
Tutto ciò non è accaduto per caso. La libera circolazione delle persone sta producendo tutto ciò che l’UDC denuncia da anni: pressione costante sul mercato del lavoro, perdita di potere contrattuale, erosione progressiva del potere di acquisto di chi vive e lavora qui. Di fronte a questa realtà, la risposta è sempre la stessa: incentivi e misure tampone. Si cerca di far rientrare i giovani senza modificare le condizioni che li hanno spinti a partire.
Se fa freddo in casa, alzare la temperatura dei riscaldamenti con le finestre aperte non serve a nulla. Prima si chiudono le finestre poi si regola il termostato.
L’iniziativa per la sostenibilità — «No a una Svizzera da 10 milioni!» — va proprio in questa direzione. Rimette in discussione la libera circolazione nella sua forma attuale, chiede di gestire i flussi migratori invece di subirli e punta a ristabilire condizioni più equilibrate e sostenibili per chi vive e lavora in Svizzera.
Il 14 giugno non si vota quindi un semplice incentivo. Si vota un cambio di paradigma: continuare a intervenire sugli effetti oppure affrontare finalmente le cause. La scelta è chiara: SÌ all’iniziativa per la sostenibilità!