SECONDO ME
IVA, armi, paura della Russia: la sequenza di una narrazione
Niccolò Salvioni: "La neutralità, più che venderla, l'abbiamo semplicemente smarrita tra sanzioni “compatibili”, partenariati militari “per la pace”, standard europei e Bilaterali III"

*Di Niccolò Salvioni

L’altro ieri il TG svizzero ci spiegava perché dobbiamo aumentare l’IVA per finanziare l’esercito.

Ieri il TG svizzero ci spiegava perché dobbiamo avere paura: la Russia è la minaccia, la Svizzera è come l’Europa, stessi pericoli, stessa risposta. In mezzo, il Parlamento ha appena deciso di allentare la legge sul materiale bellico, così diventa più facile esportare armi svizzere verso Paesi “amici”, persino se coinvolti in conflitti, e contro questa decisione è stato necessario lanciare un referendum. In pochi mesi, la sequenza è perfetta: prima si amplia il mercato per le armi, poi si chiede più denaro via IVA per l’esercito, poi si costruisce mediaticamente la minaccia (Russia) e il quadro europeo (Svizzera = Europa).

Questo, più che un incidente, sembra un racconto costruito. Con l’allineamento — forse persino involontario, il che è anche peggio — del Consiglio federale, del Servizio delle attività informative della Confederazione, della televisione di Stato. E, dimenticavo: chi vede le cose diversamente rischia subito un’etichetta – “fronte opposto”, “disinformazione” – invece di un vero confronto. Non informazione, ma propaganda travestita da servizio pubblico.

E la paghiamo noi. La neutralità, più che venderla, l’abbiamo semplicemente smarrita: è uscita di casa con il Congresso di Vienna sotto braccio e si è persa tra sanzioni “compatibili”, partenariati militari “per la pace”, standard europei e Bilaterali III.

Un’ulteriore riflessione: la Svizzera pensa di ricostruire una propria difesa armata credibile in pochi anni dopo aver progressivamente dimenticato l’esistenza dell’esercito? Proprio ora che l’alleanza atlantica e gli Stati Uniti titillano la resistenza russa, superando sempre più le linee rosse, già dal 2022, nei confronti di una potenza che controlla oltre 5.500 testate nucleari, con una parte dell’arsenale modernizzata e missili che nessuno è in grado di intercettare con certezza?

Non è una contraddizione con l’apertura di questo pezzo: la minaccia non la nego, la relativizzo nell’uso che ne viene fatto. Si può credere che la Russia sia un pericolo reale, e insieme contestare che venga brandita per chiudere ogni dibattito sull’allineamento.

Nel frattempo, quel poco che resta del pensiero liberale – Stato limitato, responsabilità individuale, diffidenza verso i poteri centralizzati e verso le “verità ufficiali” – viene messo da parte: si invoca la sicurezza collettiva, si invoca l’Europa, ma si dimentica che il liberalismo svizzero è nato proprio dalla combinazione di neutralità, federalismo e democrazia diretta contro i blocchi e contro gli assolutismi. Si dimentica, soprattutto, che quello stesso schema difensivo europeo — disegnato a Vienna per chiudere l’epoca delle guerre napoleoniche — non si limitava a mettere la Svizzera al riparo dai blocchi, ma metteva i blocchi al riparo da se stessi, per il tramite della Svizzera stessa. Fu garantito anche da Pietroburgo: allontanarcene oggi in nome della sicurezza collettiva significa rinnegare uno dei suoi stessi architetti, e uscire dalla sua sfera di protezione bisecolare. Questo si chiama pericolo autoindotto.

Come Paese neutrale, ci troviamo sempre di più dalla parte sbagliata della storia.

A forza di allinearci dopo aver rinnegato ciò che eravamo, rischiamo di arrivare – per riprendere un’immagine cara a Spengler nel Tramonto dell’Occidente – a un andare a Canossa tardivo: quando finalmente capiremo di aver bisogno di una neutralità credibile e di una vera cultura liberale, sarà troppo tardi per farsi perdonare dalla storia. Abdicando al suo ruolo di paciere, la Svizzera non sta più raffreddando i conflitti: li facilita.

In un mondo in cui le temperature politiche, militari e climatiche salgono ogni giorno – e dove eserciti e guerre pesano per circa il 5% delle emissioni globali di gas serra – tra guerre convenzionali, escalation nucleare e risorgenza bellica rischiamo di smettere di essere argine e di diventare, anche noi, parte del meccanismo che prepara una vetrificazione collettiva. Bertrand Russell, nel pieno della Guerra Fredda, non temeva tanto l’arma nucleare quanto la logica che la rende quasi inevitabile: il brinkmanship (Politica del rischio calcolato), l’arte di spingere la tensione fino al margine dell’abisso confidando che sia l’altro a cedere per primo.

Lo scriveva nel 1959, in Common Sense and Nuclear Warfare: l’unico modo per disinnescare la minaccia atomica non è perfezionare l’equilibrio del terrore, ma disinnescare la guerra come metodo. Qualche anno prima, nel Manifesto che firmò con Einstein nel 1955, aveva lasciato ai posteri una domanda che vale ancora oggi, ogni volta che due potenze nucleari si fissano negli occhi: se sarà l’umanità a rinunciare alla guerra, o la guerra a porre fine all’umanità.

Settant’anni dopo, mentre discutiamo di IVA, F-35 e materiale bellico, quella domanda non ha perso un grammo della sua urgenza. Continuiamo a scegliere il brinkmanship, sperando che la vetrificazione resti, ancora una volta, soltanto un’ipotesi. Anche la Svizzera, nel suo piccolo, è entrata in questa dinamica. Dunque, buona estate dalla Svizzera, già neutrale. Quella vera, se la trovate, fatemi un fischio.

*analista politico-istituzionale

Resta connesso con Liberatv.ch: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔
Potrebbe interessarti anche

SECONDO ME

Da Crans a Evian, Niccolò Salvioni: "Il conto che nessuno vuole pagare"

SECONDO ME

Iniziativa 10 milioni, Salvioni: "In gioco Bilaterali III, neutralità e tutela del Ticino"

SECONDO ME

Frontalieri: “Bruxelles decide, Berna paga”

SECONDO ME

Niccolò Salvioni: "Cooperazione sì, ma la neutralità non si tocca"

SECONDO ME

Niccolò Salvioni: "Noi, la NATO, la politica di sicurezza e la neutralità perduta"

In Vetrina

EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

L'estate del LAC si arricchisce di cinque appuntamenti musicali

27 GIUGNO 2026
ABITARE

Parco Ceresio, un nuovo quartiere urbano per Lugano firmato Artisa

26 GIUGNO 2026
PANE E VINO

S.Pellegrino Sapori Ticino festeggia vent’anni e torna a casa con “Svizzera Gourmet”

24 GIUGNO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Trova le differenze: FLP lancia una campagna sul rispetto a bordo

24 GIUGNO 2026
SINDACATO E SOCIETÀ

OCST-Docenti alza la voce: “Servono investimenti e rispetto”

22 GIUGNO 2026
LETTURE

“Lugano la bella sconosciuta”, il bestseller che continua a sorprendere

18 GIUGNO 2026
LiberaTV+

ANALISI

Il fattore C

08 GIUGNO 2026
LISCIO E MACCHIATO

"Berna ci frega con gli ucraini!". E De Rosa e i paletti sui ristorni

18 MAGGIO 2026
LISCIO E MACCHIATO

Mirante-Sirica, che scontro. E l'UDC contro il PLR

12 GIUGNO 2026