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Da Crans a Evian, Niccolò Salvioni: "Il conto che nessuno vuole pagare"
"Cantoni svizzeri di confine, nel 2026, hanno pagato un conto che non era il loro. E non sarà l’ultimo, se non verranno costruiti gli strumenti per condividerlo"

di Niccolò Salvioni *

Quando le decisioni degli altri costano ai cantoni svizzeri di confine...

Nel 2026 è successo qualcosa di significativo, e non una volta sola. Cinque volte in pochi mesi, i cantoni svizzeri di confine — Ticino, Grigioni, Ginevra e Vallese — si sono trovati a pagare il conto di decisioni prese altrove: dalla Francia, dall’Italia, da un comitato internazionale con sede a Losanna, da istituzioni nelle quali la Svizzera non siede, non vota, non conta.

Non si tratta di sfortuna. Si tratta di struttura.

La Francia organizza un vertice mondiale. Ginevra paga.

Évian-les-Bains è una cittadina termale sulla riva francese del Lago di Ginevra. Non dispone di un aeroporto internazionale. Quando i leader del G7 si incontreranno lì a giugno, i loro aerei atterreranno a Ginevra-Cointrin, le loro scorte attraverseranno le strade svizzere e la sicurezza del perimetro coinvolgerà migliaia di militari e agenti della Confederazione.

La Francia ha scelto Évian sapendo perfettamente cosa ciò comportasse. Lo sapeva già nel 2003, quando organizzò il G8 nello stesso luogo. Il Canton Ginevra ha sostenuto costi di sicurezza stimati in “diverse decine di milioni di franchi”, parole della Consigliera di Stato Carole-Anne Kast. Il Consiglio federale ha deciso di coprirne l’80%.

Secondo le fonti, Parigi avrebbe infine accettato di versare circa 12 milioni di euro: meno di quanto Jacques Chirac aveva riconosciuto nel 2003 e una frazione dei costi reali stimati da Ginevra.

Esiste uno strumento giuridico internazionale che permetta alla Svizzera di rivalersi sulla Francia per questi costi? No. Non esiste. Chi organizza il banchetto sceglie il ristorante del vicino e lascia che il vicino paghi il conto.

Il CIO manda le gare a Livigno. I Grigioni gestiscono il traffico.

Per raggiungere Livigno da gran parte dell’Europa centrale si passa obbligatoriamente dal Canton Grigioni. Il Comitato olimpico internazionale lo sa bene: ha assegnato alla località lombarda le gare di freestyle e snowboard delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Nessuno ha consultato i Grigioni. Nessun accordo sui costi è stato firmato. Il cantone ha calcolato in 2,6 milioni di franchi le spese aggiuntive legate all’afflusso olimpico — sicurezza, viabilità, gestione del traffico — e ha presentato il conto all’Italia applicando il principio “chi inquina paga”. La Regione Lombardia ha risposto con una promessa verbale di 600.000 euro, su un bilancio olimpico complessivo di almeno 2 miliardi.

La “tassa sulla salute” e i frontalieri ticinesi

Questo caso è diverso — e giuridicamente più grave. Non manca lo strumento: esiste un accordo internazionale in vigore, frutto di anni di trattative diplomatiche. Viene semplicemente violato.

La Legge di Bilancio italiana del 2024 ha introdotto un contributo obbligatorio tra il 3 e il 6% del reddito imponibile a carico dei cosiddetti “vecchi frontalieri”. Il 3 giugno 2026 il professor Pascal Hinny, tra i maggiori esperti svizzeri di diritto fiscale internazionale, ha depositato un parere giuridico che conclude senza ambiguità: questa tassa configura una doppia imposizione vietata dagli accordi bilaterali tra Italia e Svizzera.

Il meccanismo per risolvere la controversia? Una commissione mista diplomatica, priva di poteri vincolanti e senza scadenze operative.

Il Ticino ha minacciato di sospendere i ristorni ai comuni italiani di frontiera. Una reazione economicamente comprensibile, ma costituzionalmente delicata: la politica estera è competenza della Confederazione, non dei cantoni.

Esiste un precedente illuminante. Nel 2015 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha condannato la Francia per una misura analoga, imponendo il rimborso integrale dei prelievi illegittimi. La differenza cruciale è che, in quel caso, esisteva un arbitro con poteri cogenti.

Il Lago Maggiore si alza. Piano piano. Senza che nessuno lo abbia formalmente deciso.

A fine aprile 2026 la Conferenza Istituzionale Permanente italiana ha fissato il nuovo livello massimo estivo del Lago Maggiore tra +1,35 e +1,40 metri sopra lo zero idrometrico di Sesto Calende. Il limite originario del Disciplinare del 1940 era +1 metro.

Nessun trattato è stato rinegoziato. Nessuna convenzione modificata. Ogni singolo provvedimento è stato presentato come “sperimentale” e “provvisorio”. Ma la somma di misure provvisorie produce un fatto compiuto permanente.

Il confronto con il Lago di Lugano è istruttivo: il Ceresio è disciplinato da una convenzione bilaterale del 1955 che prevede una commissione paritetica con poteri decisionali e un arbitrato cogente. Il Verbano non dispone di nulla di simile.

L’incendio di Crans-Montana e i limiti del federalismo davanti alla tragedia

La notte di Capodanno 2026, un incendio nel bar Le Constellation di Crans-Montana ha provocato 41 morti, tra cui sei cittadini italiani, e 115 feriti.

La gestione dell’emergenza ha messo in evidenza una serie di cortocircuiti istituzionali. La giustizia penale è competenza del Canton Vallese e, il 23 gennaio 2026, il principale indagato è stato scarcerato su cauzione. In Italia è esplosa una crisi diplomatica.

Nel frattempo, alcuni ospedali svizzeri avevano inviato alle famiglie di vittime italiane fatture necessarie ad attivare le procedure assicurative di rimborso. Le famiglie le hanno interpretate come richieste dirette di pagamento. Anche qui è emersa l’assenza di un canale istituzionale strutturato.

La crisi si è ricomposta grazie all’intervento diretto del presidente della Confederazione Guy Parmelin e a una serie di contatti diplomatici ai massimi livelli. Non perché esistesse un protocollo automatico già previsto.

I Bilaterali III: un passo avanti, ma non sufficiente

Il 2 marzo 2026 il Consiglio federale ha firmato il pacchetto noto come Bilaterali III, il più importante riassetto delle relazioni tra Svizzera e Unione Europea degli ultimi vent’anni.

Gli accordi introducono alcuni strumenti utili, come la partecipazione dei cantoni al cosiddetto “decision shaping” e un arbitrato cogente per determinate controversie.

Ma per molte delle vulnerabilità descritte non esiste ancora una risposta:
nessuna disciplina sulle esternalità dei grandi eventi;
nessun meccanismo per evitare modifiche unilaterali di regimi convenzionali come quello del Lago Maggiore;
nessun protocollo sulle emergenze transfrontaliere con vittime straniere;
nessuna clausola esplicita di salvaguardia della neutralità svizzera.

Una catena con tre anelli

Il calendario politico svizzero del 2026-2027 presenta una geometria delicata.

Il 14 giugno si voterà sull’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti”. Se dovesse passare, scatterebbe la clausola ghigliottina che comporterebbe la disdetta simultanea dei Bilaterali I.

Il 27 settembre si voterà invece sulla neutralità. L’esito potrebbe interagire direttamente con la ratifica dei Bilaterali III.

Nel 2027 è poi probabile una votazione popolare sugli stessi Bilaterali III.

Tre anelli di una stessa catena.

Sei proposte concrete

La ricerca alla base di questo articolo individua sei strumenti tecnici:
un protocollo sui grandi eventi transfrontalieri;
l’estensione dell’Accordo di Karlsruhe all’Italia;
un arbitrato cogente nell’accordo sui frontalieri;
una convenzione bilaterale formale sul Lago Maggiore;
un protocollo automatico per le emergenze con vittime straniere;
una clausola di salvaguardia della neutralità nei Bilaterali III.

Conclusione

Non si tratta di essere pro o contro l’Unione Europea. Non si tratta neppure di mettere in discussione la neutralità svizzera o difenderla a ogni costo.

Il punto è più concreto: quando una decisione presa altrove produce costi sui cantoni svizzeri di confine, devono esistere strumenti che permettano di condividere quei costi. Quando un accordo internazionale viene violato, serve un arbitro con poteri reali. Quando un lago condiviso viene gestito unilateralmente, servono regole bilaterali vere.

Il Parlamento federale, mentre esamina i Bilaterali III, ha ancora la possibilità di trasformare questa diagnosi in un mandato negoziale concreto. La finestra è aperta, ma si misura in settimane, non in mesi.

I cantoni svizzeri di confine, nel 2026, hanno pagato un conto che non era il loro. E non sarà l’ultimo, se non verranno costruiti gli strumenti per condividerlo.

* avvocato e notaio, analista politico-istituzionale

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