CRONACA
Lo "scandalo nello scandalo", i responsabili che diventano vittime, l'inquietante mancanza di sdegno... Ma anche un punto di ripartenza per la piazza ticinese. "L'ingloriosa fine della BSI" secondo Alfonso Tuor
Il giornalista sulla Rivista Il Ceresio: "Lo scandalo nello scandalo è che alla sbarra non vi saranno i manager responsabili di questi reati. Essi infatti riusciranno con tutta probabilità ad evitare il processo penale e..."
POLITICA E POTERE

Caso BSI, "la FINMA ha violato il diritto alla presunzione di innocenza? E quello della proporzionalità? E quello di essere sentito?". Le domande bombastiche di Filippo Lombardi al Consiglio federale

17 GIUGNO 2016
POLITICA E POTERE

Caso BSI, "la FINMA ha violato il diritto alla presunzione di innocenza? E quello della proporzionalità? E quello di essere sentito?". Le domande bombastiche di Filippo Lombardi al Consiglio federale

17 GIUGNO 2016
LUGANO – Il nuovo numero della rivista Il Ceresio, pubblicata dall’editore Dadò, propone diversi servizi di approfondimento e ritratti di personaggi, tra i quali segnaliamo Fra Martino e Meinrado Robbiani, che ha lasciato nei giorni scorsi il timone del Sindacato Cristiano Sociale. L’editoriale della rivista (in edicola in questi giorni) è invece firmato dal giornalista Alfonso Tuor, che ritorna sul caso BSI. Una riflessione molto severa nei confronti della dirigenza dell’istituto ticinese, che proponiamo qui di seguito.

di Alfonso Tuor *

L’ingloriosa fine di BSI offre l’occasione per un rilancio della piazza finanziaria ticinese che si deve però fondare sul rispetto delle regole e sulla chiara condanna di comportamenti criminali. A tale scopo non sono utili le reazioni di alcuni ambienti ticinesi. A fronte dello sdegno e della rabbia di gran parte della popolazione nei confronti di uno scandalo che avrà pesanti conseguenze per l’economia del Cantone ed effetti devastanti per molti dipendenti della banca, si sono infatti levate voci di segno diverso.

Alcuni hanno tentato di minimizzare la gravità di quanto accaduto; altri hanno giudicato la decisione della FINMA troppo severa fino ad arrivare ad ipotizzare (e proviene da un intellettuale di riferimento della sinistra nostrana) la volontà dell’autorità di sorveglianza di distruggere la piazza finanziaria ticinese. Queste valutazioni sono inquietanti e non hanno alcuna utilità per il futuro del Cantone.

La decisione della FINMA di approvare l’acquisizione di BSI da parte di EFG International a condizione che la storica banca ticinese venga sciolta entro 12 mesi è la conseguenza della violazione delle leggi antiriciclaggio in quello che è stato definito il più grande scandalo asiatico. Queste violazioni non sono state compiute da alcuni dipendenti della filiale di Singapore all’insaputa del management e del Consiglio di amministrazione della banca. E proprio per questo motivo il Ministero pubblico della Confederazione ha aperto un procedimento penale contro BSI.

Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, lo scandalo nello scandalo è che alla sbarra non vi saranno i manager responsabili di questi reati. Essi infatti riusciranno con tutta probabilità ad evitare il processo penale e non saranno nemmeno chiamati a restituire quella parte di bonus incassata indebitamente grazie a queste attività. Insomma, chi ha portato alla distruzione di una banca con alle spalle una storia di circa 140 anni uscirà indenne, a pagare saranno invece i dipendenti di BSI che perderanno il loro posto di lavoro.

Questa probabile conclusione della vicenda dovrebbe indignare. Non è però quanto succede, perché vi sono numerosi tentativi di far passare per vittime i responsabili della triste fine dell’istituto allo scopo di risparmiare loro anche il peso della vergogna.

Si tratta di un fardello importante anche perché si scoprirà leggendo il rapporto di 40 pagine della FINMA che BSI è coinvolta anche in altri tre casi di riciclaggio di denaro sporco. Un fardello pesante anche perché questa vicenda è la naturale conseguenza di una cattiva gestione dell’istituto, che ha fatto sì che negli ultimi anni BSI perdesse circa un quarto della massa patrimoniale gestita e che il valore dell’istituto diminuisse di circa due miliardi di franchi dal momento della sua acquisizione da parte della compagnia di assicurazione Generali nel 1998 alla sua acquisizione da parte dei brasiliani di BTG Pactual.

Tutto ciò non sembra indignare e nemmeno invitare ad una riflessione. Eppure sparisce una banca con sede centrale nel Cantone, pur essendo stata controllata negli ultimi decenni, da gruppi esteri, un grande datore di lavoro e un importante contribuente per il Cantone e la Città di Lugano.

La fine di BSI non vuol dire però la fine della piazza finanziaria ticinese. Infatti quest’ultima deve adattarsi senza inutili rimpianti e piagnistei alla perdita del segreto bancario e a un quadro normativo molto più severo. Certamente le condizioni di mercato sono più difficile e non sono più quelle eccezionalmente favorevoli degli scorsi decenni. Ma è possibile ancora prosperare e crescere se si punta a un miglioramento della professionalità, che vuol dire ottenere buoni risultati nella gestione dei patrimoni, a una riduzione delle commissioni e quindi dei costi.

Queste due condizioni sono fondamentali nelle nuove condizioni di mercato, che non vedono più intrappolati i clienti europei che oggi hanno la possibilità di muoversi liberamente da un istituto all’altro. Insomma, è sparita la posizione di rendita, di cui hanno beneficiato le attività legate alla gestione patrimoniale in Svizzera grazie al segreto bancario e si è passato ad un mercato concorrenziale, nel quale i concorrenti non sono solo interni, ma anche i gestori patrimoniali di altri Paesi.

Questo non dovrebbe far paura, perché le banche che operano in Ticino contano su un’ampia clientela che possono ulteriormente espandere, poiché il potenziale del mercato italiano non è affatto svanito. Bisogna però lavorare con pazienza e determinazione in un’ottica di lungo termine stando attenti a non puntare unicamente allo sviluppo nei Paesi in cui non è ancora in vigore lo scambio di informazioni fiscali con la Svizzera e soprattutto evitando le pericolose scorciatoie della ricerca del denaro facile che possono concludersi in modo drammatico, come dimostra il caso BSI.

* giornalista economico

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