CRONACA
I verbali dei coniugi Moretti: "È una catastrofe per tutti. Non fuggiremo. Abbiamo due bambini"
Dai colloqui con gli inquirenti emerge un ritratto dei due come persone comuni, segnate da un passato difficile e in cerca di stabilità
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CRANS-MONTANA - Dagli stralci dei nuovi verbali d’interrogatorio pubblicati dal Corriere della Sera emerge un ritratto di Jacques e Jessica Moretti che non coincide completamente con la loro immagine pubblica, fatta di auto di lusso, champagne a fiumi, locali affollati e una realtà commerciale cresciuta in pochi anni nell’altopiano di Crans-Montana. Nei colloqui con gli inquirenti, si delinea infatti un racconto radicalmente diverso, quasi opposto: quello di due persone comuni, segnate da un passato difficile e in cerca di stabilità.

Il passato difficile di Jacques Moretti
Jacques Moretti ricostruisce agli inquirenti un’infanzia problematica: "Ho lasciato la scuola molto giovane, a 14 anni", racconta. "Mentre ero con mia madre a Corte, ho completato due corsi di formazione di sei mesi […] per diventare elettricista e muratore".
Poi aggiunge di aver ottenuto la maturità da privatista e di essersi formato anche come agricoltore: "È stato poco prima del mio divorzio, nel 1999 o nel 2000".

Con gli investigatori insiste anche sulle sue condizioni di salute: "Ho avuto problemi di salute e incidenti […] soffro di una malattia autoimmune". E respinge ogni ipotesi di legami attuali con la Corsica: "Non ho più legami. Sono nato lì, ma ora la mia vita è qui".

Al termine di uno dei verbali chiede di aggiungere una dichiarazione spontanea:
"Voglio precisare che questo dramma è una catastrofe per tutti. Penso alle vittime e alle famiglie. È una situazione atroce".

Jessica Moretti: “Una vita costruita qui”
Anche la moglie Jessica offre agli inquirenti un’immagine lontana dal lusso mostrato sui social. Parla di un’infanzia fragile e di una ricerca costante di stabilità:

"Mio marito ha avuto un'infanzia caotica; è rimasto senza casa all'età di 14 anni. Ha sofferto la fame. Quando ci siamo conosciuti, abbiamo subito desiderato stabilità".
E ancora: "Le nostre radici sono qui. I nostri figli sono nati qui. La mia vita, le mie attività – io ballo – tutta la mia vita sociale, professionale o familiare è qui".

Jessica ricorda anche il suo percorso di studi, tra Antibes, Montpellier, Cardiff e Monaco, prima del trasferimento in Vallese: "Dopo aver incontrato Jacques, ci siamo trasferiti nel Montana e non ho più lavorato altrove".

Le contestazioni degli inquirenti
Durante gli interrogatori, i procuratori contestano a Jacques Moretti la scelta di installare nel 2015 la schiuma acustica risultata poi altamente infiammabile, l’assenza di un sistema antincendio automatico e soprattutto l’uso di pirotecnici all’interno del locale.

La domanda è diretta: come si posiziona rispetto alle accuse? Risposta: "Effettivamente è tutto vero".

Le autorità cantonali illustrano poi il rischio di fuga, elencando il patrimonio all’estero, i movimenti di residenza, la mancanza di legami personali nel Vallese e le prospettive di reddito ormai compromesse. Moretti nega:
"Non sono d'accordo. Credo di essere chiaramente radicato qui. Non ho legami con nessun altro luogo".

Quando gli viene comunicata la richiesta di tre mesi di detenzione cautelare, reagisce con una frase secca: "Sono senza parole".

Anche Jessica rifiuta l’idea che la coppia possa scappare: "Non è immaginabile vivere una vita in fuga con i miei figli. È inconcepibile. I nostri figli sono la nostra priorità. Non permetteremmo mai che vivessero una vita in fuga".

L’udienza chiesta da Moretti dal carcere
Nei giorni successivi, Moretti chiede spontaneamente una nuova audizione. Quando gli viene chiesto cosa abbia da dire, si lascia andare: "È una catastrofe per tutti. Mia moglie ed io stiamo vivendo questa situazione in modo orribile: non ci sono parole per descriverla. Non comprendiamo veramente la causa di tutto ciò che è accaduto. Pensiamo alle vittime, troviamo quanto accaduto abominevole (...). Non ho mai pensato di fuggire. La mia famiglia e i miei amici sono qui. Amo troppo la mia famiglia per metterla in pericolo con un’azione del genere".

Chiude con un dettaglio: "Mio padre è venuto a trovarmi in macchina e avrei potuto partire con lui...".

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