La decisione finale spetta ora al Tribunale delle misure coercitive, chiamato a valutare se le garanzie richieste siano sufficienti a scongiurare il rischio di fuga

CRANS-MONTANA - Potrebbe costare complessivamente 400 mila franchi ai coniugi Jessica e Jacques Moretti evitare – o porre fine – alla custodia cautelare nell’inchiesta sulla tragedia di Capodanno a Crans-Montana. Secondo quanto rivelato dalla cellula investigativa della RTS, il Ministero pubblico vallesano ha chiesto il versamento di una cauzione di 200 mila franchi ciascuno. Sarà ora il Tribunale delle misure coercitive a pronunciarsi.
Jacques Moretti si trova in detenzione preventiva dal 9 gennaio. Nei giorni scorsi, il Tribunale delle misure coercitive ha convalidato la sua carcerazione, accogliendo la richiesta del Ministero pubblico, ma lasciando aperta la possibilità di una scarcerazione subordinata all’adozione di una serie di misure restrittive alternative. Tra queste figurano il sequestro dei documenti d’identità, l’obbligo di presentarsi ogni tre giorni a un posto di polizia, l’uso del braccialetto elettronico e, appunto, il versamento di una cauzione pari a 200 mila franchi. Una volta soddisfatte queste condizioni, il gestore del bar Le Constellation potrebbe tornare in libertà.
Per Jessica Moretti, invece, non è stata disposta la detenzione preventiva. Il Tribunale ha accolto la proposta del Ministero pubblico imponendo misure sostitutive: il divieto di lasciare il territorio svizzero, il sequestro dei documenti d’identità – sia i suoi sia quelli dei figli – e l’obbligo di annunciarsi quotidianamente presso un posto di polizia, misura più severa rispetto a quella prevista per il marito.
Nella richiesta di custodia cautelare del 10 gennaio, il Ministero pubblico ha motivato l’importo della cauzione con la situazione finanziaria della coppia. “Considerato che l’imputato non dispone attualmente di un reddito e che lui e la moglie sono proprietari di beni ipotecati e di veicoli in leasing, la somma di 200 mila franchi appare adeguata”, si legge nel documento.
La decisione finale spetta ora al Tribunale delle misure coercitive, chiamato a valutare se le garanzie richieste siano sufficienti a scongiurare il rischio di fuga e a garantire il corretto svolgimento dell’inchiesta su una delle tragedie più gravi degli ultimi anni in Svizzera.