CRONACA
Stefano Artioli: "Vi racconto il mio Grand Hotel". E tra un anno si apre
Un’operazione ambiziosa che l'imprenditore definisce “fantastica ma estremamente complessa e impegnativa”
TIPRESS/GOLAY
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Stefano Artioli: “San Bernardino è una boutique, non un supermercato"

17 MARZO 2026
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Stefano Artioli: “San Bernardino è una boutique, non un supermercato"

17 MARZO 2026

Dopo San Bernardino, il grande disegno di rilancio firmato in Ticino da Stefano Artioli è il Grand Hotel Locarno, una perla della ‘Belle Époque’ che ha pochi eguali in Svizzera. Venne inaugurato verso la metà degli anni Settanta dell’Ottocento, quando il Locarnese fioriva come meta turistica soprattutto grazie all’apertura del tunnel ferroviario del San Gottardo.

Un’operazione ambiziosa, che Artioli definisce “fantastica ma estremamente complessa e impegnativa”, che porterà alla rinascita della storica struttura nella primavera del prossimo anno. I primi ospiti del “cinque stelle”, la cui gestione è affidata al Gruppo Arabella Hospitality sotto il marchio The Luxury Collection – uno dei brand mondiali di punta di Marriott – sono infatti attesi già nel maggio del 2027. La ristrutturazione, iniziata nel 2023, è gestita dal Gruppo Artisa (diretto da Alain Artioli) per conto di Art Family Office di Stefano Artioli, che detiene la proprietà dello stabile.

Acquistato come un ideale “regalo dei sessant’anni”, il Grand Hotel si è rivelato fin da subito una sfida fuori dall’ordinario. Non solo per le dimensioni – oltre 21’000 metri quadrati di superficie – ma soprattutto per la complessità di intervenire su un edificio storico protetto a livello cantonale e federale. Un percorso fatto di autorizzazioni, vincoli, permessi e, soprattutto, di numerose opposizioni che hanno accompagnato ogni fase del progetto.

“Non avevo messo in conto questo livello di resistenza”, ammette Artioli in questa intervista a liberatv, riferendosi alle contestazioni sollevate da associazioni e privati, in gran parte residenti storici della città. Opposizioni che hanno riguardato praticamente ogni intervento, dal restauro generale fino alla piscina.

“È stato un logoramento durato anni, che abbiamo deciso di affrontare senza ricorrere a vie legali, ma cercando sempre soluzioni bonarie e concordate”. Strategia che ha evidentemente richiesto un impegno costante da parte dell’imprenditore, del suo management e della famiglia.

Un prezzo umano e professionale alto, forse il più oneroso dell’intera operazione, ma che non ha compromesso in modo sostanziale la tabella di marcia, già prudenzialmente impostata su un orizzonte di lungo periodo.

Il progetto, infatti, prevedeva sin dall’inizio un’apertura nel 2027, con margini temporali pensati proprio per assorbire eventuali difficoltà. Oggi, assicura l’imprenditore, superati gli ultimi ostacoli solo pochi mesi fa, il calendario è confermato: consegna dell’edificio al gruppo alberghiero prevista per dicembre 2026, seguita da collaudi e avviamento operativo di una struttura che impiegherà tra i 150 e i 160 collaboratori.

Il Grand Hotel offrirà 110 camere, tutte di ampie dimensioni, tra i 30 e i 40 metri quadrati, in linea con l’impostazione originaria dell’albergo storico.

“Una scelta - spiega Artioli - che valorizza la qualità degli spazi, considerando che circa metà della superficie dell’edificio è occupata da corridoi, scale, sale storiche e ambienti comuni”.

Il restauro ha riguardato in modo meticoloso facciate, interni, scale e soprattutto gli affreschi, il cui recupero ha comportato costi elevatissimi: solo per questi ultimi si parla di investimenti nell’ordine di 3-4 milioni di franchi.

Una decisione rilevante è stata quella di rinunciare completamente ai sussidi pubblici. “Nonostante il valore dell’intervento fosse anche di interesse collettivo - spiega Artioli - abbiamo preferito finanziare il progetto con risorse private, evitando un passaggio politico che avrebbe richiesto l’approvazione del Gran Consiglio. Una scelta motivata dal desiderio di sottrarre l’operazione a polemiche e strumentalizzazioni, ma che ha comportato un ulteriore impegno finanziario per la nostra famiglia”.

Il risultato, però, punta a essere molto più di un albergo di lusso. Il nuovo Grand Hotel sarà dotato di spa, sale eventi, spazi congressuali e un grande salone capace di accogliere fino a 600 persone. Una struttura unica nel suo genere in Ticino, pensata per ospitare eventi internazionali e diventare un punto di riferimento rappresentativo per l’intero Cantone.

Stefano Artioli, sottolinea che il Grand Hotel è anche “una delle sedi naturali del Festival del film di Locarno, e che tornerà ad essere il luogo iconico che fu in passato”.

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