CRONACA
Stefano Artioli: “San Bernardino è una boutique, non un supermercato"
L'imprenditore fa il punto su quello che è probabilmente il suo progetto più visionario. Hotel, ristoranti, eventi, piste da sci e, prossimo passo, il centro termale di Acuforta. GALLERY
TIPRESS

di Marco Bazzi

Mentre rileggo l’intervista che ho realizzato nelle scorse settimane negli uffici di Artisa Group a Manno ripenso al clamoroso percorso di Stefano Artioli. Penso a quanti anni sono trascorsi da quando l’ho conosciuto. Erano i tempi della famosa frana di Preonzo, zona dove la sua azienda di famiglia aveva sede. E raccoglievo, da cronista, le sue lamentele sui ritardi dei “contributi di delocalizzazione” che non arrivavano mai. E quando sono arrivati, lui non si è dato alla pazza gioia come molti al suo posto avrebbero fatto. Si è rimboccato le maniche. Ha iniziato a investire e a scommettere.

Per un po’ non ho più sentito parlare di Stefano Artioli, fino a che nel 2015 ha inaugurato il Centro Cast a Castione. Ricordo che durante l’inaugurazione raccontò con entusiasmo le meraviglie di quel progetto dove lo spazio incontra la tecnologia. E ammise: “Se non ci fosse stata la frana tutto questo non sarebbe nato”.

Sono passati altri 10 anni - soltanto 10 anni! - e… chi avrebbe scommesso che Artioli avrebbe acquistato e ristrutturato il Grand Hotel di Locarno, condannato per decenni al degrado e all’abbandono, che avrebbe creato un impero immobiliare di valenza nazionale e internazionale, che avrebbe inventato in Ticino i City Pop, che sarebbe entrato nella classifica di Bilanz dei personaggi più ricchi della Svizzera, che avrebbe eletto a sua dimora il prestigioso Palazzo Albertolli, già sede luganese della Banca Nazionale, e - soprattutto - che avrebbe ridisegnato il villaggio di San Bernardino, investendo in prospettiva mezzo miliardo in una località turistica che prima del suo arrivo agonizzava… Pochi ci avrebbero scommesso. O forse nessuno.

Questa era la premessa. Ora passiamo all’intervista.

Il progetto di rilancio di San Bernardino procede secondo le tempistiche previste e comincia a mostrare risultati concreti. Artioli, promotore dello sviluppo della località, parla di un percorso in linea con il master plan approvato e di una stagione invernale positiva, favorita anche da buone condizioni di innevamento.

“Siamo soddisfatti – spiega – perché ciò che avevamo previsto si sta realizzando con i tempi giusti”. Il 2025 ha segnato la conclusione della cosiddetta fase zero, dedicata al rilancio del centro del paese. In questi primi anni sono stati ristrutturati due alberghi storici, Brocco Posta e Ravizza - primo hotel del paese, costruito due secoli fa e che quest’anno riaprirà completamente rinnovato -, sono nati nuovi ristoranti e sono stati realizzati circa 120 appartamenti distribuiti tra il centro e l’Albarella, uno degli edifici simbolo di San Bernardino, oggi al centro di un profondo intervento di riqualificazione. La torre, che sarà completata entro l’anno, ospiterà appartamenti, ristoranti, una discoteca, una Spa e diversi spazi dedicati all’intrattenimento.

“Lo sviluppo di San Bernardino – sottolinea Artioli – non è solo immobiliare, ma passa soprattutto dai contenuti”. In questa logica si inserisce per esempio la Raiffeisen Alpine Lounge, realizzato in collaborazione con il Comune di Mesocco, pensato per ampliare l’offerta di svago, sport e manifestazioni durante tutto l’anno.

Sul fronte degli impianti sciistici, il rinnovamento è già in corso. Gli scilift sono stati ammodernati e prosegue l’iter, a livello cantonale e federale, per la nuova seggiovia che porterà fino a quota 2’500 metri, accompagnata da un sistema di innevamento artificiale che partirà dal lago fino alla stazione di arrivo. Un passaggio considerato ormai imprescindibile per garantire l’apertura della stagione già a fine novembre, indipendentemente dalle condizioni meteo, in linea con quanto avviene nei principali comprensori sciistici svizzeri.

I primi segnali sul piano turistico sono positivi. L’affluenza nei fine settimana è in crescita e iniziano ad aumentare anche i soggiorni settimanali, con visitatori provenienti sia dalla Svizzera tedesca sia dall’Italia. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: “Nei prossimi cinque anni – afferma Stefano Artioli – vorremmo che a San Bernardino si parlasse inglese, tedesco, francese e italiano. L’obiettivo è aprire la località a un turismo nazionale e internazionale e superare una dimensione esclusivamente regionale”.

Il master plan complessivo guarda al 2035 e prevede di ridissegnare profondamente il paese, con nuovi contenuti turistici, infrastrutture sportive, sviluppo residenziale e una pianificazione attenta agli equilibri territoriali. Un percorso che è stato sottoposto anche al voto popolare, poiché ogni intervento passa da scelte pianificatorie e dall’approvazione della popolazione di Mesocco, che mantiene l’ultima parola sugli investimenti di maggiore impatto.

Dal punto di vista finanziario è ormai noto che l’investimento complessivo previsto è di circa mezzo miliardo di franchi. Ad oggi, la fase zero ha già generato investimenti per circa 100 milioni, tra alberghi, ristorazione, infrastrutture e appartamenti destinati alla vendita o all’affitto. “È solo l’inizio – afferma Artioli – ma possiamo dire che le basi per il futuro di San Bernardino sono state poste”.

San Bernardino riscopre la sua vocazione originaria: tornano le terme di Acuforta

Prima ancora di essere una stazione sciistica, San Bernardino era un centro termale, ricorda l’imprenditore. Una vocazione antica, che affonda le radici nel lontano Quattrocento, quando si saliva al passo per curarsi con le acque sorgive note per le loro proprietà rigeneranti e terapeutiche. È da questa memoria storica che prende forma uno dei progetti più ambiziosi del rilancio della località: le nuove terme di Acuforta, un nome che non è casuale e che significa letteralmente “acqua forte”, a rievocare la ricchezza e la qualità delle sorgenti presenti nella zona.

L’area, un tempo conosciuta come Acque Minerali, ospita quattro sorgenti naturali. Proprio da queste prenderà vita un vero e proprio centro termale, pensato non come semplice Spa, ma come struttura curativa a tutti gli effetti. Il progetto, che verrà presentato nei prossimi mesi, segna l’avvio della fase uno dello sviluppo e punta a riportare San Bernardino alle sue origini, reinterpretandole in chiave contemporanea.

Il complesso termale avrà una superficie di circa 1’700 metri quadrati e sarà in parte interrato, con aperture zenitali studiate per far filtrare la luce naturale dall’alto, creando un’atmosfera ovattata e immersiva. L’obiettivo è offrire un’esperienza sensoriale particolare, intima, quasi sospesa, capace di distinguersi nel panorama alpino.

“È un luogo pensato per ampliare la stagione turistica soprattutto in primavera e in autunno - spiega Artioli - e per attrarre un bacino potenziale che si estende tra Milano e Zurigo, pari a circa otto milioni di persone. Accanto alle terme sorgerà anche un albergo cinque stelle, con ristorante gastronomico e piscine esterne alimentate da acqua a una temperatura costante tra i 36 e i 37 gradi. Il progetto prevede inoltre la realizzazione di appartamenti direttamente collegati al centro termale, concepiti per un soggiorno prolungato: vivere a San Bernardino, affittare un appartamento o una stanza d’albergo e integrare le cure termali nella quotidianità del soggiorno”.

Secondo Stefano Artioli, questo comparto rappresenta una svolta strategica per il definitivo rilancio del villaggio. Ricorda che San Bernardino gode di caratteristiche uniche: un accesso diretto dall’autostrada su un asse internazionale, un’altitudine di circa 1’600 metri che garantisce aria pulita e clima favorevole, un’esposizione solare generosa anche in inverno e un’identità culturale particolare, essendo l’unico comune turistico dei Grigioni di lingua italiana. Un contesto che permette di valorizzare non solo il benessere, ma anche l’enogastronomia, la sostenibilità e una qualità dell’accoglienza elevata.

La fase uno del progetto termale avrà il compito di traghettare San Bernardino verso una dimensione turistica internazionale, definendo con chiarezza il posizionamento della località.

“San Bernardino è una boutique, non un supermercato. Questo - precisa Artioli - è il concetto che guida lo sviluppo che stiamo realizzando e progettando: ha un territorio limitato, una capacità ricettiva controllata, e deve quindi essere una proposta di vacanza fondata sulla qualità e non sui grandi numeri. Niente turismo di massa, ma un’offerta curata, fatta di architettura armoniosa, ristorazione di livello, impianti moderni e servizi pensati per un pubblico esigente”.

Entro il 2035 il progetto prevede il completamento di questo disegno complessivo, affiancato anche da una trasformazione della mobilità: parcheggi interrati, autosili all’uscita dell’autostrada e un centro abitato progressivamente liberato dalle automobili. Un cambiamento che non punta ad aumentare la quantità dei visitatori, ma a migliorare la qualità dell’esperienza.

Con il ritorno delle terme di Acuforta, San Bernardino non guarda solo al futuro, ma recupera il senso profondo della propria storia. E lo fa con l’ambizione di diventare un punto di riferimento alpino per il benessere, la cura e uno stile di vacanza lento, elegante e sostenibile.

 

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