CRONACA
Donna morta nel lago. Autopsia ed esami convergono: probabile asfissia da annegamento
Le analisi tossicologiche hanno infatti rilevato “un’alcolemia molto elevata”, associata alla presenza di benzodiazepine, seppure a concentrazioni terapeutiche
TIPRESS/GOLAY
CRONACA

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LUGANO - Arriva un nuovo elemento importante nell’inchiesta sulla morte della 52enne cittadina svizzera domiciliata nel Luganese, il cui corpo era stato rinvenuto nelle acque del Ceresio.

Il Ministero pubblico comunica di aver ricevuto ieri la perizia medico-legale completa sugli accertamenti autoptici, che rafforza in modo significativo l’ipotesi già emersa dalle prime risultanze: la donna sarebbe morta per asfissia da annegamento.

Secondo quanto riferito dalla Procura, l’autopsia, insieme alle indagini radiologiche, tossicologiche, laboratoristiche e istologiche, permette di ritenere “ragionevole e sufficientemente probabile che la causa del decesso sia riconducibile a conseguenze acute di un’asfissia da annegamento”.

La perizia esclude inoltre altre possibili cause della morte, in particolare di natura traumatica, patologica naturale o biochimico-metabolica.

Un elemento importante riguarda anche l’ipotesi di un eventuale malore precedente alla caduta o all’ingresso in acqua. Gli accertamenti, precisa infatti il Ministero pubblico, “non hanno riscontrato patologie naturali che, di per sé, potrebbero rappresentare una causa o una concausa del decesso”. In altre parole, “non vi sono elementi che portino a sospettare che la 52enne possa aver avuto un malore che ha favorito l’annegamento”.

Alcol e benzodiazepine
La perizia mette però in evidenza un altro dato rilevante.

Le analisi tossicologiche hanno infatti rilevato “un’alcolemia molto elevata”, associata alla presenza di benzodiazepine, seppure a concentrazioni terapeutiche o subterapeutiche.

Secondo i medici legali, si tratta di sostanze che possono potenziare gli effetti depressivi dell’alcol sul sistema nervoso centrale.

La loro associazione, si legge nel comunicato, “era verosimilmente idonea a compromettere in misura rilevante vigilanza, coordinazione e livello di coscienza” e avrebbe quindi rappresentato “un importante fattore favorente o concausale nella dinamica che ha condotto al decesso”.

Gli inquirenti indicano due possibili scenari compatibili con queste risultanze: una caduta in acqua dalla riva oppure difficoltà sopraggiunte durante il nuoto, con una ridotta capacità di reazione.

Nessuna evidenza dell’intervento di terzi
Resta centrale anche il tema dell’eventuale coinvolgimento di altre persone.

Su questo punto il Ministero pubblico precisa che gli accertamenti finora svolti “non hanno analogamente evidenziato al momento un intervento da parte di terzi nella determinazione del decesso”.

Si tratta di una conclusione allo stato attuale delle indagini, non della chiusura dell’inchiesta.

Gli accertamenti infatti proseguono attraverso l’esame delle tracce prelevate, la raccolta di testimonianze e di ulteriori elementi circostanziali. È inoltre prevista una valutazione radiologica da parte degli specialisti dell’Istituto di medicina legale di Zurigo.

La vicenda, che nelle ultime settimane ha assunto una forte rilevanza pubblica e istituzionale, resta quindi oggetto di approfondimenti. Ma la perizia consegnata alla Procura consolida ora un punto fondamentale: la causa della morte è riconducibile con sufficiente probabilità a un’asfissia da annegamento, senza elementi che facciano pensare a un malore e, almeno fino a questo momento, senza riscontri di un intervento di terzi.

Il Ministero pubblico ribadisce infine che comunicherà eventuali nuovi sviluppi soltanto in presenza di “elementi consolidati”, nel rispetto delle norme, dei familiari della vittima e dei tempi necessari alle verifiche ancora in corso.
 
 
 
 

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