POLITICA E POTERE
Lupo e politica, la calda estate ticinese. Gli editoriali dei quotidiani a confronto
"Sbranamento collettivo" per Righinetti, mentre per Scarinci "il lupo è solo uno specchietto per le allodole"
TIPRESS

BELLINZONA – Una calda estate per la politica ticinese. Gli strascichi della questione arrocco leghista – poi diventato accrocchio – continuano a farsi sentire. A tenere banco nelle ultime ore è la questione del lupo. O meglio, la gestione del lupo. Fiorenzo Dado e Piero Marchesi hanno chiesto al Governo di togliere la gestione del lupo a Claudio Zali La controreplica del Consigliere di Stato non si è fatta attendere (vedi articoli correlati) ed è stata altrettanto piccante. Insomma, il lupo scalda l’estate politica ticinese.

E il tema è protagonista degli editoriali odierni dei due quotidiani La Regione e il Corriere del Ticino. Il vice direttore del Cdt Gianni Righinetti scrive: “Nel Cantone delle candide e talvolta finte pecorelle si è decisamente cambiato passo (…). Ci troviamo di fronte a uno sbranamento collettivo, senza esclusione di morsi con canini appuntiti, tipici dei lupi. Lupi della politica ticinese (…). La discussione è tra lupo libero, impallinato o controllato. Gli allevatori sono imbufaliti, l’esasperazione li ha portati a scaricare davanti alla sede del Governo carcasse di pecore sbranate. Ma di chi è la “colpa” di tutto questo? Certamente non del lupo stesso, che agisce secondo istinto naturale, finanche primordiale. Tocca all’uomo, dotato d’intelletto, trovare le contromisure”.

E ancora: “A mente dell’inedita coppia politica formata dal presidente UDC e quello del Centro, la responsabilità della malagestione è del direttore del DT Claudio Zali. Altro che arrocco concordato, questa sarebbe una vera e propria bocciatura mirata. È il gioco politico che conosciamo, ma ora si è fatto davvero opprimente. Non è più un fare gagliardo, scanzonato e determinato. Nella gazzarra si è gettata pure la Lega in difesa di Zali. Una Lega 3.0 molto diversa da quella degli albori. Impacciata e sulla difensiva e con una linea di condotta che sta diventando un marchio di fabbrica: fare sempre e comunque il Calimero della situazione”.

Righinetti procede nella radiografia della Lega: “Sono nel più profondo imbarazzo dopo che a sparare, dal Mattino della domenica è stata la penna di punta di Lorenzo Quadri. Quello che appare chiaro e lampante non è tanto il fatto che Zali ha più nemici che amici nel mondo delle stanze dei bottoni dei partiti. Semmai che il potenziale fronte di destra Lega-UDC, non potrà correre assieme alle elezioni cantonali. Intanto restiamo a osservare i protagonisti sbranarsi a vicenda, con il lupo sullo sfondo, ma senza soluzioni efficaci per chi di lupo davvero soffre”.

Il caporedattore de La Regione Jacopo Scarinci: “In tempi dove la confusione abbonda bisognerebbe avere l’accortezza di chiamare le cose col loro nome: nell’affondo di Marchesi e Dadò contro Zali e la Lega, il lupo è uno specchietto per le allodole. Confermandosi due volponi della politica, i due presidenti hanno letto il sobrio e morigerato “Achtung” che il Mattino della domenica ha inviato al direttore del DT, si son dati di gomito consci di essere inattaccabili visto che di lupo scrivono, parlano e contestano da tempo. Ed ecco la combine, quella vera, che ha un chiaro obiettivo: dare una bastonata alla Lega e a Zali per darne, nell’ombra, una ancora più forte al Plr”.

 Per Scarinci, “discettare di attacchi alle istituzioni per tutto il mese che ha accompagnato il tentato arrocco in Consiglio di Stato per poi, dieci giorni dopo l’extra muros di Bedretto, chiedere che il governo nel suo insieme cambi il responsabile della gestione del dossier lupo è un perculo troppo grottesco per essere preso sul serio. E farsi dare lezioni di galateo istituzionale dalla Lega la dice lunghissima sullo stato dell’arte (…). Poi manca solo che, plot twist, nella prima seduta di governo dopo l’estate Raffaele De Rosa ponga la questione della conduzione del dossier lupo e si ricomincia da capo. Dire che siamo veramente pronti a tutto sembra più qualcosa con cui fare i conti, rispetto a un’iperbole”.

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