POLITICA E POTERE
Accordi CH-UE: il Ticino dice Nein! E chiede il referendum obbligatorio
Ventuno cantoni hanno espresso voto favorevole, mentre quattro – Svitto, Nidvaldo, Sciaffusa e Ticino – hanno detto no
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La maggioranza dei cantoni svizzeri si schiera a favore dei nuovi accordi negoziati con l’Unione Europea, quello che l'UDC definisce "trattato di sottomissione". Al termine di un’assemblea plenaria straordinaria, la Conferenza dei governi cantonali (CdC) ha approvato a larga maggioranza la presa di posizione sul pacchetto elaborato dal Consiglio federale, giudicandolo "conforme alle aspettative" formulate durante il processo negoziale.

Ventuno cantoni hanno espresso voto favorevole, mentre quattro – Svitto, Nidvaldo, Sciaffusa e Ticino – hanno detto no. Obvaldo si è astenuto, in attesa che il proprio governo si esprima ufficialmente.

Secondo la CdC, “il pacchetto Svizzera-UE consente di stabilizzare durevolmente le relazioni bilaterali e di svilupparle ulteriormente, come i cantoni hanno costantemente auspicato”.

Già nella loro analisi del marzo 2023 e nella presa di posizione del febbraio 2024, i cantoni avevano fissato una serie di principi e obiettivi. Oggi, la Conferenza ritiene che “tali punti siano stati rispettati” e che quindi “i cantoni sostengono il pacchetto di accordi”.


“Relazioni più solide e certezza giuridica”
Il presidente della CdC, Markus Dieth, consigliere di Stato argoviese, sottolinea che “questi accordi non servono soltanto a consolidare le relazioni con i nostri vicini e principali partner economici, ma garantiscono anche alla Svizzera un accesso stabile e duraturo al suo più grande mercato di esportazione, oltre a promuovere cooperazioni in settori di grande importanza per il Paese”.

Dieth ha aggiunto che “l’aggiornamento e lo sviluppo degli accordi rafforzano le relazioni economiche dei cantoni con i Paesi membri dell’UE, in particolare con le regioni di confine, aumentando considerevolmente la sicurezza giuridica nell’ambito della cooperazione istituzionale”.


Un sì con riserva e richieste di sostegno
Il parere positivo espresso dai governi cantonali non equivale tuttavia a un via libera incondizionato. La CdC rileva infatti che i Bilaterali III avranno ripercussioni dirette sui cantoni, che si attendono dalla Confederazione un sostegno concreto nell’attuazione delle misure previste e formulano proposte per ottimizzarne la messa in opera.

I cantoni insistono inoltre sull’importanza di essere coinvolti nei processi decisionali, sia di politica estera che interna. “Questa partecipazione deve essere rafforzata e resa permanente. Solo così i nostri interessi, e più in generale quelli della Svizzera, potranno essere adeguatamente considerati nelle relazioni con l’UE e nell’attuazione degli accordi”, ha dichiarato il consigliere di Stato friburghese Olivier Curty, presidente della Commissione Europa della CdC.


Referendum: fronti divisi
Resta aperta la questione della natura del referendum con cui la popolazione sarà chiamata a esprimersi sul pacchetto. Una maggioranza di quindici cantoni si è detta favorevole al referendum facoltativo, che richiede la maggioranza semplice del popolo. Dieci governi – tra cui il Ticino – chiedono invece un referendum obbligatorio, con la doppia maggioranza di popolo e cantoni. Il Canton Berna si è astenuto.

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