POLITICA E POTERE
L'Italia:"Frontalieri, violato l'accordo". Speziali, Dadò, Piccaluga e Buhler: "Congeliamo i ristorni"
Nel mirino dei promotori c'è il nuovo prelievo introdotto da Roma nella legge di bilancio, formalmente presentato come contributo sanitario ma che, secondo i firmatari, ha tutte le caratteristiche di una vera e propria imposta
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BELLINZONA - La cosiddetta “tassa sulla salute” introdotta dall’Italia rischia di aprire una frattura seria nei rapporti fiscali tra Berna e Roma. E dal Ticino arriva un segnale politico forte e compatto. I leader dei partiti (a parte la sinistra) hanno depositato una mozione che chiede al Consiglio di Stato di sospendere, totalmente o parzialmente, il riversamento all’Italia dell’imposta alla fonte prelevata ai lavoratori frontalieri. I cosiddetti ristorni. Un’iniziativa trasversale, sostenuta praticamente da tutto l’arco politico cantonale ad eccezione della sinistra, come detto, che punta il dito contro quella che viene definita una violazione diretta dell’accordo sui frontalieri.

A firmare l’atto sono Alessandro Speziali, presidente del PLR, Fiorenzo Dadò, presidente de Il Centro, Daniele Piccaluga, coordinatore della Lega dei Ticinesi, e Alain Bühler, capogruppo dell’UDC. Una convergenza che testimonia la sensibilità politica del dossier frontalieri.

Nel mirino dei promotori c'è il nuovo prelievo introdotto da Roma nella legge di bilancio, formalmente presentato come contributo sanitario ma che, secondo i firmatari, ha tutte le caratteristiche di una vera e propria imposta. Il prelievo colpisce i cosiddetti “vecchi frontalieri”, ossia quei lavoratori che, in base all’accordo in vigore, sono imponibili esclusivamente in Svizzera. Un punto, questo, che non lascia spazio a interpretazioni: l’articolo 9 dell’accordo stabilisce chiaramente che l’imposizione fiscale per questi lavoratori spetta unicamente allo Stato in cui svolgono l’attività lavorativa.

Secondo la mozione, la natura tributaria della cosiddetta tassa sulla salute è evidente: viene prelevata dallo Stato italiano in modo generalizzato, è calcolata sul reddito da lavoro frontaliero già tassato alla fonte in Svizzera e non è legata a prestazioni sanitarie individuali. In altre parole, non si tratta di un contributo, ma di un’imposta aggiuntiva che rompe l’equilibrio dell’accordo fiscale e introduce una doppia imposizione di fatto.

Da qui la richiesta al Consiglio di Stato di reagire. I promotori ritengono legittimo sospendere il riversamento dei ristorni all’Italia, in misura equivalente al prelievo applicato ai frontalieri, fino a quando Roma non tornerà a rispettare integralmente gli impegni assunti. Una linea che si inserisce nel solco della posizione già espressa dal consigliere di Stato Christian Vitta e che, sottolineano i firmatari, trova fondamento anche nel diritto internazionale, in particolare nella Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati.

Il messaggio politico è chiaro: il Ticino non intende accettare passivamente una modifica unilaterale delle regole del gioco. In gioco non c’è solo la tutela dei frontalieri, ma la credibilità stessa degli accordi bilaterali e il rispetto della parola data tra Stati. La sospensione dei ristorni non viene presentata come una provocazione, bensì come uno strumento di pressione legittimo per ristabilire l’equilibrio contrattuale.

Con questa mozione, il fronte 'borghese' chiede al governo cantonale di alzare la voce e di coinvolgere anche le autorità federali affinché la questione venga affrontata sul piano diplomatico.

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