“Al Consiglio di Stato manca un progetto politico strategico. È anche un problema di persone (…). Il Partito si deve muovere presto: non si vince con chi accompagna, si vince con chi convince”

Pubblichiamo i passaggi politicamente più rilevanti dell’intervista alla deputata e vicepresidente del PLR Natalia Ferrara pubblicata sull’ultimo numero del mensile LIB-.
Sul Governo…
Il Consiglio di Stato fatica a lavorare come un vero collegio, con priorità condivise, una visione comune e un progetto politico strategico per il nostro Cantone. È un problema di persone, certo, ma anche di governance. Perché se il Governo non fa il suo lavoro, allora vi saranno altri attori pronti a farlo al suo posto. Lo vediamo bene in Parlamento, ma anche nel popolo. Prendiamo le due iniziative sui premi delle casse malati: il Governo non ha saputo affrontare la questione, né sui costi in generale, né in risposta alle due iniziative, tanto che non ha nemmeno proposto un controprogetto. Il popolo, esasperato da anni di aumenti dei premi, le ha approvate entrambe, ma senza avere sul tavolo il prezzo da pagare. E proprio in questi giorni abbiamo appreso come l’Esecutivo cantonale vorrebbe applicarle: troppo poco, troppo tardi e per di più con degli aumenti di imposta dopo che la popolazione ha votato degli sgravi. Non ci siamo. È davvero tempo di un cambiamento strutturale, che superi i dipartimentalismi, che sia il sistema maggioritario o altro, bisogna andare oltre questi schemi del passato.
Sul PLR…
Il partito si deve muovere presto e con coraggio, con visione e soprattutto senza giochi interni, nel senso che dobbiamo abbandonare la politica dei personalismi, dei veti e del prevalere dell’equa ripartizione fra distretti rispetto al valore dei candidati. E non parlo di capacità, di candidate e candidati in gamba ne abbiamo diversi, ma non tutti possono ambire realmente ad un seggio in Governo. Per me sulla lista del Consiglio di Stato dovrebbero esserci solo persone credibili in quel ruolo. Non si vince con chi accompagna, si vince con chi convince.
Il PLRT deve tornare a parlare di lavoro, a spiegare che essere “il partito dell’economia” significa essere il partito di chi crea lavoro e di chi lavora. Di chi ogni mattina si alza per dare il suo contributo e ogni sera va a letto stanco con qualche pensiero e anche qualche preoccupazione. Il PLRT deve tornare a dimostrare che possiamo rappresentare tutti e svolgere un ruolo centrale anche per i più fragili. E lo abbiamo chiarito una volta di più, ad esempio, trovando un compromesso giusto e dovuto per il salario minimo, arginando proposte estreme. Grazie alla soluzione di compromesso, più residenti potranno occupare posti di lavoro in certi settori se finalmente pagati adeguatamente, ed è importante continuare su questa strada. Il PLRT deve anche saper rinnovare i successi del passato gestendo i grandi temi del presente: il ruolo dei Comuni, la riforma della giustizia, ma anche la gestione della macchina dello Stato che dev’essere aggiornata e migliorata, non semplicemente ampliata… Senza arroganza, ma con dati e obiettivi misurabili, il PLR in campagna elettorale ha l’occasione di spiegare alla popolazione perché merita di nuovo la maggioranza relativa in Consiglio di Stato.
Sul suo futuro politico…
Al momento del mio ingresso nell’Ufficio presidenziale ho chiaramente specificato che non avevo (e non ho) velleità personali. Voglio contribuire ad una chiara vittoria del PLR a livello cantonale, traino indispensabile per realizzare le riforme di cui il Ticino ha bisogno. Utile poi per gli appuntamenti successivi alle federali e comunali. La mia carriera politica è iniziata nel 2008 nel Municipio di Stabio. Alle prossime elezioni comunali del 2028 saranno dunque passati venti anni. Venti anni dedicati alla politica, a servire il Paese in Magistratura e in tanti altri modi. Ho 44 anni e confesso che a questo punto del percorso mi piacerebbe tornare in un Esecutivo, dove poter realizzare quei progetti che sono vicini al vissuto delle persone, vicini a chi come me ogni giorno si alza e cerca di fare qualcosa di utile per sé ma anche per la collettività.