POLITICA E POTERE
Fatture ospedaliere di Crans, pago io o paghi tu? Meloni: "L'Italia no!"
Rimonta la polemica sul nodo dei costi sanitari dopo l'incontro tra l'ambasciatore Cornado e il presidente del Governo vallesano
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Il caso delle fatture sanitarie legate alla tragedia di Crans-Montana si riapre, e stavolta il nodo non riguarda più soltanto le copie dei conteggi recapitate alle famiglie dei feriti, ma il confronto diretto tra Svizzera e Italia su chi debba farsi carico delle spese.

Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, la mutua svizzera (o per meglio dire l'ente che gestisce le fatturazioni sanitarie internazionali) chiederà infatti all’Italia il rimborso di 100 mila franchi, pari a circa 108 mila euro, per i costi sostenuti dall’ospedale di Sion in occasione del breve ricovero di tre ragazzi italiani rimasti feriti nel rogo del Constellation di Crans-Montana.

La questione è emersa al termine dell’incontro avvenuto nel pomeriggio tra l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, e il presidente del Governo del Vallese, Mathias Reynard. Quest’ultimo, sempre secondo il quotidiano milanese, avrebbe spiegato di non avere margini dal punto di vista normativo per accollare quelle spese al Cantone.

L’Italia, però, ha già fatto sapere di non avere alcuna intenzione di pagare. Cornado ha richiamato un principio di reciprocità che, a suo dire, non può essere ignorato: “Il nostro Paese si è fatto carico per settimane della cura di due cittadini svizzeri all’ospedale Niguarda di Milano e la protezione civile della Valle d’Aosta ha partecipato ai soccorsi con un proprio elicottero nelle prime ore della tragedia: c’è un principio di reciprocità che va rispettato”.

È un passaggio che segna un cambio di tono rispetto ai giorni scorsi, quando la vicenda era esplosa dopo l’arrivo alle famiglie di alcuni ragazzi feriti di quelle che erano state presentate come “fatture-monstre” provenienti dall’ospedale di Sion. In particolare, ai familiari del sedicenne romano Manfredi Marcucci era arrivato un conteggio da 75 mila euro per quindici ore di terapia intensiva, mentre ai familiari di Eleonora Palmieri, 29 anni, originaria di San Giovanni in Marignano, era stata recapitata una richiesta informativa da “decine di migliaia di franchi”.

Su quei documenti era però indicato che si trattava di una semplice comunicazione informativa e che le cifre non dovevano essere saldate dai destinatari. Proprio per questo, nei giorni scorsi, l’ambasciatore svizzero in Italia Roberto Balzaretti aveva parlato al Corriere della Sera di un “disguido”, spiegando che l’invio di una copia delle fatture ai pazienti rientra nella normale prassi svizzera, ma che in questo caso non sarebbe dovuto avvenire.

Balzaretti, tuttavia, non aveva garantito che sarebbe stata la Svizzera a sostenere definitivamente il costo delle cure. Al contrario, aveva precisato che la questione era ancora aperta tra le autorità competenti. “L’Italia ha ribadito che le spese devono essere a carico delle autorità svizzere e mi aspetto che nel corso dell’interlocuzione tra le autorità competenti si possa arrivare a un accordo”, aveva dichiarato.

Ora, con l’emersione della richiesta di rimborso da parte della mutua svizzera, la tensione è tornata a salire. E a rilanciare lo scontro è intervenuta di nuovo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sui social ha definito “ignobile” l’eventuale richiesta di pagamento da parte svizzera. “Apprendo da notizie di stampa che le autorità svizzere hanno intenzione di chiedere all’Italia il pagamento delle esose spese mediche che l’ospedale di Sion avrebbe sostenuto per i ricoveri, anche di poche ore, di alcuni ragazzi rimasti feriti nell’incendio di Crans-Montana. Se questa ignobile richiesta dovesse essere formalizzata, annuncio fin da ora che l’Italia la respingerà al mittente e che non le darà alcun seguito”, ha scritto Meloni, dicendosi fiduciosa che la notizia possa rivelarsi infondata.

Il nuovo affondo della premier si inserisce nel solco della polemica già aperta l’altro giorno, quando aveva definito l’invio delle fatture alle famiglie “un insulto” e “una beffa che solo una disumana burocrazia poteva produrre”. Una presa di posizione che aveva già inasprito il clima e che ora torna di attualità alla luce del possibile braccio di ferro tra Roma e Berna sul costo delle prime cure prestate ai feriti.

Sul piano politico e diplomatico, la questione è delicata. Perché se da un lato il Vallese sostiene di non poter intervenire oltre i limiti fissati dalle norme, dall’altro l’Italia ritiene che, in un caso eccezionale come quello del rogo del Constellation — avvenuto in un locale dove, secondo le prime risultanze investigative, i controlli di sicurezza sarebbero stati ignorati per anni — il conto non possa essere girato né alle famiglie né allo Stato italiano.

In sostanza, il “disguido” amministrativo dei giorni scorsi si sta trasformando in qualcosa di molto più serio: un vero contenzioso politico e istituzionale fra Svizzera e Italia, con al centro non più solo la forma infelice di alcune comunicazioni, ma la sostanza del problema, cioè chi debba pagare le cure dei ragazzi italiani feriti nella tragedia di Crans-Montana.

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