Dopo le dieci domande pubblicate da laRegione, il Consiglio difende l’operato della Procura e richiama al rispetto del segreto istruttorio

Il Consiglio della magistratura rompe il silenzio e interviene direttamente sul dibattito nato attorno al caso della 52enne trovata morta nel lago a Melide, che nelle settimane precedenti aveva diffuso alcune sue conversazioni con Claudio Zali. Le indagini hanno finora escluso l'intervento di terze persone nella morte della donna.
La presa di posizione arriva in risposta all’articolo pubblicato oggi da laRegione, che ha rivolto dieci domande al procuratore generale sulla gestione della vicenda. Per l’organo di vigilanza si tratta di “un nuovo ingiustificato attacco nei confronti della Magistratura”. Nel comunicato, il Consiglio afferma che il Ministero pubblico ha svolto e continua a svolgere tutte le attività istruttorie richieste dal caso.
Particolare enfasi viene posta sul segreto istruttorio, che in questa fase viene ritenuto indispensabile per non compromettere l’accertamento dei fatti e per proteggere i diritti delle parti coinvolte.
La linea è quindi chiara: il riserbo non equivale, secondo il Consiglio, a negare il diritto all’informazione. La popolazione, viene assicurato, sarà informata quando le circostanze lo permetteranno, anche in considerazione della forte rilevanza pubblica e della drammaticità della vicenda.
L’uscita del Consiglio della magistratura segna così un passaggio ulteriore nel confronto tra autorità giudiziaria e informazione, dopo che laRegione aveva motivato la scelta di rendere pubbliche le proprie domande con la necessità di ottenere chiarimenti su un caso definito di eccezionale rilevanza istituzionale.