SECONDO ME
Piero Marchesi: "La Svizzera non ha bisogno di colonizzatori né di giudici stranieri"
Il consigliere nazionale UDC: "L'Unione Europea ha superato da tempo il suo apice. Sottometterci proprio ora a un'istituzione in crisi sarebbe un errore strategico imperdonabile"
TIPRESS/GIANINAZZI

di Piero Marchesi *

Il cosiddetto trattato istituzionale con l'UE rappresenta, in realtà, un piano di smantellamento della nostra libertà e del nostro benessere. Le norme europee, approvate a Bruxelles senza il nostro coinvolgimento, sostituirebbero progressivamente il diritto svizzero e si applicherebbero anche sul nostro territorio.

La Svizzera è un Paese piccolo, privo di risorse naturali, con un mercato interno limitato e un territorio difficile. Eppure, oggi siamo tra le nazioni più ricche e innovative del mondo. Questo successo non è frutto del caso, ma della nostra capacità di industrializzarci presto, valorizzare l'energia idroelettrica, esportare in modo intelligente e investire nella formazione.

Mentre altri contavano sul proprio vasto mercato interno, la Svizzera ha dovuto essere più intelligente, più veloce, più competitiva. Così è diventata una potenza economica indipendente e neutrale, capace di mantenere buoni rapporti con tutti – dagli Stati Uniti alla Cina – senza legarsi a nessun blocco geopolitico.

Oggi possiamo contare su una rete di 34 accordi di libero scambio con 44 partner, tra cui nuovi trattati in corso con India, Thailandia e Malesia. Né l'UE, né gli Stati Uniti, né la Cina dispone di una rete così estesa. A Ginevra, gli USA hanno recentemente annunciato la volontà di concludere un nuovo accordo con la Svizzera. Pechino, da parte sua, vuole modernizzare l'intesa esistente. È il momento di cogliere queste opportunità con rapidità ed efficacia.

Nemmeno Trump oserebbe tanto

Mentre la Svizzera è libera di agire con forza e indipendenza, l'UE è ormai sopraffatta da se stessa: zavorrata da una burocrazia paralizzante, da debiti cronici e da crisi politiche interne. Con il suo approccio moralista e autoritario, finisce per alienarsi il resto del mondo.

Eppure, da noi c'è ancora chi, tra politici timorosi e funzionari acritici delle associazioni economiche, sogna di rifugiarsi sotto il presunto ombrello protettivo dell'UE. Ma quel che chiamano “protezione” è in realtà un sistema di vincoli, regole imposte, sanzioni e dipendenze.

Solo a Bruxelles potevano concepire l'idea di legare l'accesso al mercato alla totale accettazione delle loro leggi e alla possibilità di sanzionarci. Nemmeno Donald Trump è mai arrivato a tanto! Se accettassimo, la nostra forza innovativa sarebbe soffocata, la nostra agricoltura strangolata da regolamenti assurdi, la nostra energia idroelettrica messa al servizio dell'Europa e l'immigrazione sempre più pressante. E tutto questo... pagandolo di tasca nostra!

Difendiamo ciò che ci ha resi unici

L'Unione Europea ha superato da tempo il suo apice. Sottometterci proprio ora a un'istituzione in crisi sarebbe un errore strategico imperdonabile. La Svizzera non ha bisogno di colonizzatori né di giudici stranieri. Ha bisogno di fiducia in sé stessa. Solo difendendo la nostra indipendenza potremo continuare ad essere innovativi, prosperi e – soprattutto – liberi.

* consigliere nazionale UDC

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