"Il Ticino non ha bisogno di una televisione gonfiata per sentirsi rappresentato. Ha bisogno di un'emittente credibile

di Alain Bühler *
Ho sostenuto No Billag nel 2018 e ho perso, con largo margine. Il Popolo ha scelto di mantenere il canone, e rispetto quella decisione. Ma rispettare un voto non significa accettare qualsiasi cifra in silenzio.
La domanda oggi è semplice: quanto occorre, davvero, per fare buona televisione pubblica?
La RSI dispone attualmente di 220 milioni di franchi l'anno. Con il sì, quella cifra scenderebbe a 150-160 milioni di franchi. Non zero, non il silenzio, bensì un ridimensionamento. Il direttore Timbal ha evocato lo spettro della RTR romancia. È un paragone disonesto. La RTR esiste per servire circa 60 mila persone. La RSI non serve soltanto i residenti ticinesi, ma anche la vasta diaspora italofona disseminata nel resto della Confederazione, con un ruolo informativo di respiro nazionale. Ridurle il budget non la distrugge, la obbliga a scegliere le proprie priorità.
E le priorità, in un servizio pubblico degno di questo nome, dovrebbero essere cristalline: informazione, cultura, approfondimento. Tutto il resto è grasso da smaltire.
La SSR nel suo insieme, anche dopo l'approvazione dell'iniziativa, potrà contare su 850 milioni di franchi. Non è la sopravvivenza ad essere quindi in gioco. È il comfort di chi non ha mai dovuto giustificare una spesa.
E c'è un'osservazione che non si può eludere: i vertici della SSR percepiscono remunerazioni superiori a quelle di un consigliere federale. Non stiamo parlando di manager che rischiano in proprio, che competono sul mercato, che devono guadagnarsi ogni franco. Stiamo parlando di dirigenti stipendiati con una tassa obbligatoria, prelevata per legge dalle tasche di famiglie che faticano a pagare i premi di cassa malati e di imprese che lottano per sopravvivere. Questa non è una scelta di mercato. È una rendita. E chi vive di una rendita finanziata dal contribuente non ha il diritto di sottrarsi alla domanda più elementare: ne vale davvero la pena?
L'8 marzo non si vota contro la RSI. Si vota per una RSI con un mandato chiaro, invece di una RSI che cresce senza dover rendere conto a nessuno. Per una RSI essenziale, invece di una RSI ipertrofica.
Il Ticino non ha bisogno di una televisione gonfiata per sentirsi rappresentato. Ha bisogno di una RSI credibile.
Duecento franchi dunque bastano e questa domenica abbiamo l'occasione di dirlo chiaramente. Facciamolo!
* capogruppo UDC in Gran Consiglio