Una vincita da 40 franchi, poi le scommesse su tutto e una dipendenza che diventa routine: la storia di Marco* nel racconto di chi gli è rimasto accanto

Sara* e Marco* stanno insieme da sei anni. Lui ha 34 anni, lavora come magazziniere, ha sempre seguito - saltuariamente - il calcio: la partita la domenica, qualche discussione con il fratello, ...
Durante i Mondiali ha cominciato a utilizzare un’app di scommesse, vincendo ben 40 franchi durante la prima settimana. La prima settimana Marco vince quaranta franchi e li racconta a tutti. Le perdite delle settimane successive non le racconta a nessuno. Quando il torneo finisce, Sara si aspetta che finisca anche il nuovo "passatempo" di Marco, ma non succede. «È stato in quel momento che ho capito che non era più una cosa da Mondiali», racconta. Marco infatti scommette sulle amichevoli, sui tornei sudamericani, sul tennis, su tutto. Ecco il passaggio decisivo: la costruzione silenziosa di una routine. Marco guarda le partite con il telefono in mano e ricarica le quote in tempo reale; se Sara gli parla mentre una giocata è in corso non risponde. L’umore della settimana comincia a dipendere da risultati. Compaiono le notti in bianco, le bollette che restano chiuse sul tavolo, un prestito chiesto al fratello «per la macchina». Quello che Sara racconta al primo colloquio è un dettaglio che ricorre spesso: lei non ha chiamato per lui, ma per sé. Non sapeva più se stava esagerando, se aveva il diritto di chiedere conto dei soldi, se parlarne con qualcuno fosse un tradimento. Ha composto il numero del consultorio dopo l’ennesima discussione, con la sensazione di non avere nessun problema “abbastanza grave” da giustificare la telefonata. È esattamente la ragione per cui la campagna Game-Changer si rivolge anche ai familiari: la dipendenza dal gioco resta invisibile a lungo, e chi vive accanto a chi ne soffre arriva spesso a dubitare della propria percezione prima ancora che del comportamento dell’altro. Marco è arrivato in consultorio due mesi dopo Sara. Il percorso è ancora in corso, con una ricaduta alla ripresa del girone di ritorno e una ripresa del lavoro dopo. La cosa che ha detto al primo incontro, però, vale la pena riportarla: pensava che il suo problema fossero stati i Mondiali. In realtà è stato ciò che è arrivato dopo.
Marco e Sara sono personaggi di fantasia, costruiti a scopo illustrativo a partire da dinamiche documentate dalla letteratura clinica e dalla pratica dei consultori.
Per un sostegno anonimo e gratuito è possibile rivolgersi a Ingrado – Servizi per le dipendenze, Settore Disturbi Comportamentali GAT-P.