POLITICA E POTERE
L'UDC sui ristorni: "Il Governo sta combattendo la battaglia sbagliata"
Marco Chiesa, Paolo Pamini e Piero Marchesi criticano il blocco parziale deciso dal Consiglio di Stato e insistono sul dumping salariale: “Il vero problema non è una tassa ipotetica, ma un mercato del lavoro squilibrato”
TiPress / Benedetto Galli
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PREGASSONA - Dopo la decisione del Consiglio di Stato di sospendere cautelativamente una parte dei ristorni destinati all’Italia, arriva anche la presa di posizione dell’UDC Ticino. In un comunicato firmato da Marco Chiesa, Paolo Pamini e Piero Marchesi, il partito contesta la linea scelta dal Governo cantonale, giudicandola giuridicamente fragile, politicamente sbagliata e incapace di affrontare il vero problema: la pressione salariale sui lavoratori residenti.

Pubblichiamo il comunicato integrale.

Perché il Consiglio di Stato blocca i ristorni per una tassa italiana che non esiste ancora? La risposta è paradossale: per contrastare una misura che, se mai entrerà in vigore, ridurrebbe il vantaggio competitivo dei vecchi frontalieri. Il Governo blocca dunque i ristorni per protestare contro una tassa che potrebbe favorire i lavoratori ticinesi residenti.

È un abbaglio strategico clamoroso. La tassa italiana sulla salute colpirebbe esclusivamente i vecchi frontalieri, aumentando il loro carico finanziario e riducendo la loro possibilità di accettare salari inferiori rispetto ai residenti. Per chi vive, lavora e paga le imposte in Ticino, questo potrebbe rappresentare un riequilibrio. Ma il Governo – che preferisce i titoli di giornale alla serietà istituzionale – lo combatte come se fosse una minaccia.

C’è di più. Per Berna questa è una tassa italiana. Tocca quindi alle autorità italiane decidere se applicarla o no. Non è bloccando i ristorni che il Ticino può decidere al posto dell’Italia. Anche per questo usare i ristorni come arma di pressione è giuridicamente fragile e politicamente sbagliato.

Il vero problema non è una tassa ipotetica. È un mercato del lavoro squilibrato, nel quale chi vive in Ticino subisce una pressione salariale permanente. Su questo il Governo non ha né strategia, né visione, e di conseguenza costruisce uno scontro simbolico, dannoso per la credibilità del Ticino a Berna, dove invece servono proposte serie.

Il risultato che pare il Governo voglia ottenere – una prova di forza – non riesce, ma emerge più come un tentativo di coprire l’assenza di una vera politica cantonale sul mercato del lavoro. Dopo mesi di proclami e di linee dure sbandierate, in particolare dal direttore del DFE Christian Vitta, ci si ritrova con una trattenuta parziale e cautelativa: non una strategia, ma una pezza politica.

L’UDC non ci sta. Il Ticino non deve usare i ristorni per proteggere il vantaggio salariale dei vecchi frontalieri. Deve usare ogni leva a disposizione per chi vive, lavora, paga le imposte e sostiene davvero questo Cantone. La nostra priorità è una sola: meno dumping, più rispetto per i lavoratori residenti, più forza per il Ticino, una politica del frontalierato finalmente al servizio dei ticinesi.

Basta con i gesti teatrali. Al Ticino serve una strategia. E l’UDC è pronta a portarla avanti, in Ticino e a Berna. Questo non è governare. È improvvisare.

 

Marco Chiesa, Consigliere agli Stati
Paolo Pamini, Consigliere nazionale
Piero Marchesi, Consigliere nazionale

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