L'esponente PLR sul Corriere del Ticino: "La Lega trarrà qualche beneficio dall'arrocchino? Io credo che ne subirà gli effetti"
di Gerardo Rigozzi*
Ha ragione Gianni Righinetti nel suo editoriale del 26 agosto sul Corriere del Ticino: nessuno ha ancora capito il senso dell’operazione arrocchino del Consiglio di Stato, semplicemente perché «nessuno lo ha spiegato ». E ha pure ragione allorquando afferma che «Sin d’ora bussiamo alla porta degli elettori, in attesa che loro, e solo loro, sappiano con l’espressione più genuina della democrazia essere costruttori del Ticino di domani».
Non era lecito attendersi dalla riunione straordinaria del Gran Consiglio grandi cose, e soprattutto decisioni in qualche modo impegnative per il governo. Tuttavia, questa lunga seduta ha perlomeno palesato un’avversione pressoché totale verso la scelta dell’arrocchino, giudicato persino peggio della proposta iniziale. Cosicché tra il legislativo e il governo si è notevolmente aggravata una divergenza nata da qualche tempo, anche per l’assenza di uno dei protagonisti.
Non so dire se le parole del coordinatore della Lega siano davvero propizie per il suo partito. Dire che «la Lega può comunque essere soddisfatta: un risultato lo abbiamo portato a casa» e che «L’arte ticinese di restare fermi tanto a lungo da sembrare in movimento si è manifestata ancora una volta» sembrano affermazioni consolatorie, ma anche azzardate. Come giudicheranno gli altri partiti questa lezioncina della Lega? E come la pensano in proposito gli altri tre membri del governo?
Oltre le parole proferite in aula, ci sono i fatti da attestare che pochi hanno il coraggio di approfondire. Come osservato da più parti, è da qualche tempo che le cose nei due dipartimenti interessati non funzionano. Ed è perciò evidente che la conduzione dei due dipartimenti richiedesse un cambio di passo, compreso lo spostamento dei due ministri responsabili. Questo, onestamente, lo sapevano tutti, compreso gli altri tre membri dell’esecutivo. Difficilmente un ministro accetta di cambiare il suo dipartimento se le cose vanno bene. Accettarlo, oltre a riconoscere le difficoltà di conduzione dei due dipartimenti anche da parte degli interessati, ha portato ad azzardare un correttivo a cui pochi sono disposti a scommetterne il successo, anche per l’esiguità del tempo che rimane prima del termine della legislatura. E sono pure incline a credere che le altre forze politiche renderanno difficoltosa l’azione dei due ministri leghisti nelle loro nuove mansioni. La Lega ne trarrà qualche beneficio da questo pasticcio mal gestito sin dall’inizio, come sostiene il suo coordinatore? Io sono piuttosto propenso a credere che sarà proprio la Lega a subirne gli effetti.
Con o senza l’alleanza con l’UDC, è alquanto difficile credere che essa potrà rieleggere due suoi ministri nel prossimo governo. Il problema sarà, per la stessa Lega, quale dei due ministri vorrà privilegiare nel caso in cui tutti e due non rinunciassero a candidarsi: sarà quello che con le nuove e impegnative mansioni si è proposto di risolvere i problemi della magistratura? O quello che si è alleggerito di alcune responsabilità governative? Oppure ancora, uno dei due potrebbe orientarsi verso Berna per le elezioni federali?
Anche nell’ipotesi che ambedue potranno essere esclusi dal governo, spetterà comunque all’elettorato giudicare e decidere, come ben sostiene il vicedirettore del Corriere del Ticino. Se fossi nel coordinatore della Lega, mi atterrei al proverbio antico: «Ride ben chi ride ultimo».
*già Direttore della biblioteca cantonale - articolo pubblicato sul Corriere del Ticino