SECONDO ME
La spirale perversa dell'immigrazione
Marco Chiesa: "La Svizzera deve crescere con misura. E quando la politica esita, spetta al popolo indicare la direzione. E quel momento è adesso. Prima che..."

*Di Marco Chiesa

Per troppo tempo il dibattito sull’immigrazione in Svizzera è stato dominato da allarmi sulla mancanza di manodopera, rassicurazioni istituzionali e promesse ai residenti disattese. Nel frattempo, dal 2002 a oggi, sono immigrate nel nostro Paese circa 2 milioni di persone. La Svizzera conta oggi oltre 9,1 milioni di abitanti. E il mantra è rimasto sempre lo stesso: abbiamo bisogno di più immigrazione. La popolazione residente permanente aumenta nell’ordine delle 80–100’000 persone all’anno. Tradotto in termini concreti: si aggiunge l’equivalente di più di una città come Lugano, o quasi due città come Bellinzona.

Possiamo davvero permetterci questa dinamica? Ogni incremento comporta circa 45’000 nuove abitazioni, oltre a investimenti massicci in scuole, infrastrutture, energia e sanità. Richiede centinaia di medici e migliaia di operatori sanitari, decine di migliaia di automobili in più sulle strade e tonnellate di rifiuti da smaltire. Nel frattempo, da anni, scompare circa un metro quadrato di territorio ogni secondo. Questa non è una crescita sostenibile. È una spirale perversa.

Più popolazione genera più bisogni; più bisogni richiedono nuove infrastrutture e maggiore manodopera; maggiore manodopera significa nuova immigrazione. È un meccanismo che si autoalimenta. Non è sviluppo. È saturazione. Il nodo non è solo quantitativo. È qualitativo. Uno studio dell’Ufficio del lavoro del Canton Zurigo mostra che solo una quota minoritaria degli immigrati è impiegata nei settori dove esiste una reale carenza di personale qualificato.

Nel 2024, oltre 42’000 persone sono arrivate in Svizzera per ricongiungimento familiare, senza un legame diretto con il mercato del lavoro. Questo significa che l’immigrazione, così come è oggi, non è uno strumento mirato. Non seleziona in funzione dei bisogni del Paese: accumula. Se esistono carenze reali di profili competenti, la risposta non può risiedere in una crescita indiscriminata della popolazione. La soluzione è una gestione autonoma e mirata dell’immigrazione, definita in funzione delle esigenze e priorità del Paese. Anche l’argomento dell’AVS va ricondotto alla realtà. Un sistema sociale che dipende per sopravvivere da una crescita continua della popolazione è, per definizione, fragile. Servono sempre nuovi contribuenti, che a loro volta generano nuovi costi e saranno i prossimi beneficiari. Non è una soluzione. È un rinvio del problema.

L’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni” introduce un principio semplice: la crescita deve essere compatibile con la sostenibilità del Paese. Prevede, fino al 2050, un’immigrazione ragionevole, sufficiente per rispondere ai bisogni reali senza alimentare la spirale. Il 14 giugno saremo chiamati a scegliere se vogliamo continuare con questa traiettoria insostenibile o correggerla. La Svizzera non deve crescere senza limiti. Deve crescere con misura. Quando la politica esita, spetta al popolo indicare la direzione. E quel momento è adesso. Prima che i problemi diventino irreversibili.

* consigliere agli Stati UDC
 

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