SECONDO ME
Marchesi vs Sirica: "Dopo 20 anni scoprite i danni della libera circolazione"
Il presidente dell'UDC: "Per due decenni la sinistra ci ha risposto che eravamo allarmisti, populisti, esagerati..."

di Piero Marchesi *

Il presidente del Partito socialista ticinese, Fabrizio Sirica, si indigna perché un’azienda, tramite un annuncio di lavoro, cerca “solo frontalieri”. Che dire? Benvenuto nel mondo reale. Con circa vent’anni di ritardo, ma benvenuto.

L’UDC denuncia da due decenni gli effetti devastanti della libera circolazione sul mercato del lavoro ticinese: salari sotto pressione, residenti messi da parte, frontalierato usato come leva per comprimere gli stipendi, dumping salariale e sociale. Per vent’anni ci hanno risposto che eravamo allarmisti, populisti, esagerati. La sinistra, socialisti in testa, ha sempre difeso la libera circolazione a spada tratta, come fosse una benedizione per il Paese.

Ecco la benedizione: posti pensati solo per chi vive oltreconfine, salari con cui un residente non arriva a fine mese, ticinesi scartati a priori in casa loro, giovani costretti a scappare oltre Gottardo. Altro che “apertura”, “solidarietà” e “progresso”: qui siamo alla discriminazione del lavoratore residente.

Il bello è che oggi proprio i socialisti fanno la faccia indignata. Indignati per cosa? Per le conseguenze della politica che hanno sostenuto per anni? È come se uno incendiasse la casa e poi convocasse una conferenza stampa per lamentarsi del fumo.

Il popolo svizzero, il 9 febbraio 2014, approvando “Stop all’immigrazione di massa”, aveva chiesto una cosa chiara: preferenza indigena e priorità a chi vive qui. Ma quella volontà è stata annacquata, tradita, resa innocua. Stesso destino per “Prima i nostri” in Ticino. Risultato: i ticinesi non solo non vengono preferiti, ma in molti casi vengono addirittura esclusi. Prima cornuti, poi mazziati.

Ora Sirica chiede strategie, monitoraggi, piani settoriali, coordinamenti, tavoli e indicatori. Tutto molto socialista: quando il problema esplode, invece di ammettere l’errore e chiedere scusa, si inventa un ufficio, una statistica, una tavola rotonda e magari una commissione. Peccato che i ticinesi non paghino l’affitto con gli indicatori pubblici e non riempiano il frigorifero con i piani pluriennali.

La verità è semplice: il Ticino è stato trasformato nella valvola di sfogo del mercato del lavoro italiano, mentre i residenti pagano il prezzo. E il danno lo subiscono anche i tanti imprenditori seri e onesti, che lavorano, investono e rispettano il territorio, ma vengono concorrenziati da chi specula sul costo del personale.

Se il Partito socialista ha finalmente capito il problema, dimostri un minimo di coerenza: il 14 giugno voti sì all’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni (iniziativa per la sostenibilità)”.

Forse oggi non ne capiscono ancora la portata. Ma, visto il ritmo, magari ci arriveranno tra vent’anni.

* consigliere nazionale UDC

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