"È inammissibile che in Svizzera possa accadere una cosa del genere", ha dichiarato al domenicale Il Caffè raccontando la sua storia

BELLINZONA - Accusa tre agenti di polizia di sequestro di persona, abuso di potere, calunnia e falsificazione di prove e atti. Lui è un ex sindaco di un paesino del Sottoceneri, che vuole ottenere giustizia. "È inammissibile che in Svizzera possa accadere una cosa del genere", ha dichiarato al domenicale Il Caffè raccontando la sua storia.
La vicenda, di cui si sta occupando il procuratore generale Andrea Pagani, risale al 19 ottobre scorso e inizia a Sementina, dove quella sera tre paletti sul ciglio della strada vengono abbattuti da un’auto. Non ci sono testimoni, ma sul posto la polizia trova un pezzo di paraurti. Un altro pezzo di plastica apparentemente riconducibile all’incidente viene rinvenuto in autostrada tra Bellinzona sud e Rivera.
"Prove" che, dopo una verifica in garage, portano gli agenti a identificare un presunto autore dell’incidente e a convocarlo in centrale per l’interrogatorio. Ma l’uomo non è in grado di guidare a causa di alcune operazioni alla spalla e si fa accompagnare in centrale dal cognato.
"Non avevo idea di cosa si trattasse - racconta -, sono rimasto di stucco quando, dopo mezz’ora passata a riempire formulari, mi è stato detto che ero accusato di aver provocato un incidente e di essere fuggito per non sottopormi al controllo dell’alcolemia". L’uomo mostra il tutore al braccio e spiega agli agenti di non aver più né guidato né lavorato dal mese di maggio. "Ma loro non hanno voluto sentire ragioni – ha raccontato al Caffè -. Continuavano a ripetere che quei pezzi di plastica erano una prova lampante della mia responsabilità. Sostenevano che grazie a quelle prove erano riusciti a risalire al numero di telaio della mia vettura. Mi sembra impossibile. Oltretutto la mia auto era perfettamente integra".
Lo scontro prosegue, mentre il cognato attende all’esterno. "Pensavo dovesse essere una cosa veloce - afferma l’ex sindaco -, invece mi hanno trattenuto per quattro ore e mezza. Senza darmi nemmeno un bicchiere d’acqua". Tanto che a un certo punto l’uomo inizia a sentirsi male.
A quel punto gli agenti gli chiedono di consegnare la patente, “poiché a loro dire le mie condizioni di salute non mi avrebbero consentito di guidare". L’ex sindaco prova a ribattere ma infine ubbidisce e torna a casa con suo cognato.
Pochi giorni dopo l’ex sindaco scrive una lettera al direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi e al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi per esporre l’accaduto e chiedere la restituzione della patente, precisando che in caso contrario avrebbe denunciato i tre agenti che hanno gestito il suo caso. Ma l’appello non ottiene risposta e quindi l’uomo fa partire la querela.
Intanto, assistito dall’avvocato Fulvio Pelli, cerca di riottenere la propria patente, che gli viene restituita nei giorni scorsi dopo l’invio di numerosi certificati medici attestanti la sua idoneità alla guida.
"Nei miei confronti – dice al Caffè - sono stati utilizzati dei metodi indecenti. Gli agenti mi hanno trattato come un criminale per obbligarmi a confessare l’abbattimento di tre paletti. E non si sono nemmeno scusati. Io non lascerò perdere".