Sergi e Pronzini attaccano l’invito del Governo a guardare oltre: “Prima bisogna capire responsabilità, meccanismi di potere e silenzi”

“Non si volta pagina così”. È il titolo dell’intervento firmato dai deputati MPS Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini, pubblicato oggi da laRegione, nel quale i due parlamentari tornano sul caso Zali e contestano duramente il clima politico di questi giorni.
Nel mirino c’è soprattutto l’appello, emerso dalla conferenza stampa del Consiglio di Stato, a “voltare pagina”. Per Sergi e Pronzini, il rischio è che questa espressione finisca per significare semplicemente archiviare quanto accaduto, senza interrogarsi fino in fondo sulle responsabilità e sui rapporti di potere che hanno attraversato la vicenda.
“Si volta pagina quando si è letto e, soprattutto, capito ciò che si è letto”, scrivono i due deputati. Altrimenti, sostengono, si corre il pericolo di considerare tutto come una parentesi spiacevole, da chiudere senza averne tratto alcuna lezione.
Secondo l’MPS, il caso non può essere ridotto a una questione privata o personale. La vicenda chiama in causa “meccanismi di potere, di controllo e di dominazione” e assume una gravità ancora maggiore quando si intreccia con il tema della violenza contro le donne.
Per i due deputati, proprio qui dovrebbe concentrarsi la riflessione politica: su come il potere possa produrre “impunità, silenzi, omertà, dipendenze e assuefazione” e su come le istituzioni possano finire, anche inconsapevolmente, per proteggere sé stesse invece di interrogarsi sui propri meccanismi.
L’altra critica riguarda chi, in questi giorni, ha sostenuto la necessità di “tornare a parlare dei problemi importanti”: premi di cassa malati, lavoro, scuola, fiscalità, clima. Sergi e Pronzini respingono questa contrapposizione. La violenza sulle donne e la degenerazione del potere politico, sostengono, non sono temi secondari rispetto ai cosiddetti “problemi veri”, ma riguardano direttamente la qualità della società e delle istituzioni. “Quando il potere viene esercitato male, quando prevalgono silenzi, intimidazioni o meccanismi di protezione reciproca, viene intaccata la qualità democratica di una società”, scrivono ancora i due deputati.
Da qui la conclusione: non esistono, da una parte, i problemi concreti della popolazione e, dall’altra, vicende come questa. Per l’MPS, le due dimensioni sono profondamente intrecciate.
Prima di voltare pagina bisogna quindi “capire”, porre domande scomode, individuare responsabilità e comprendere quali culture, gerarchie e silenzi abbiano permesso a determinate dinamiche di svilupparsi o di essere tollerate. Solo allora, scrivono, sarà possibile davvero voltare pagina: non per dimenticare, ma perché da quanto accaduto si sarà imparato qualcosa.